Roma, 24 mag – Gad Lerner è così sinceramente democratico, e immensamente attaccato alla democrazia (o democratura?) italiana, da aver avvertito l’impellente bisogno di redigere una lista di proscrizione contenente i nomi di taluni giornalisti a lui sgraditi e che, in qualche modo, dovrebbero essere epurati dal mondo dell’informazione. Epurati intellettualmente e non fisicamente, come tiene a precisa il caro Gad nel suo articolo sul Venerdì di Repubblica in cui afferma di essersi reso conto che gli argomenti utilizzati dai razzisti di ottanta anni fa, tipo Almirante o Evola o Preziosi, sono i medesimi utilizzati dai razzisti d’oggi. E chi sarebbero questi pericolosi giornalisti che il signor Erre Moscia accosta ai passati “loschi individui”? Del Debbio, Cruciani, Belpietro, Feltri e Giordano, più altri “epigoni minori” tra i quali, statene certi, è presente anche Il Primato Nazionale.

Odio e viltà

Ora, precisato che può far solo piacere l’accostamento a Giorgio Almirante, che con gli intellettualini antifà di oggi si pulirebbe gli stivali, colpisce ma non indigna il pressappochismo con cui Gad Lerner, e Repubblica al seguito, traccia un perimetro cui confinare coloro che a suo modesto parere meritano la gogna. E la gogna poi potrebbe trasformarsi anche in altro, tanto a lui che gli frega: ha precisato nella sua opera letteraria di essere “serenamente certo che nessuno gli farà del male”. E questo passaggio merita un’altra precisazione: le palle, quando si fa i gradassi, sono tutto, come diceva il sergente Hartman, dunque appare ancor più vile il tentativo di lavarsi le mani di ciò che le proprie parole potrebbero causare. E ciò che vogliono e devono creare è un feroce astio nei confronti di costoro, un tripudio di disprezzo e un’onda di sputi tale da sommergerli, inducendo tutti gli altri a desistere dal proponimento di proseguire su quella strada. Avrebbe dunque più senso esternare il desiderio di assistere alla loro sparizione, evitando tentennamenti e rigirii di parole tipici dei leoni da tastiera.

Emerge chiaramente come Lerner si senta in diritto di fare un po’ quello che vuole con le vite e le libertà altrui e pretenda, contestualmente, di non dover render minimamente conto delle castronerie con cui ammorba mezzo mondo. In pratica egli stravolge un Paese intero, lo rigira come un calzino, legifera su chi abbia dignità e chi no e poi alza le mani proclamandosi innocente, perché il suo è solo quel banalissimo esercizio della libertà d’espressione che non può trovar limiti né censure. E lui è libero di mandare al confino Belpietro, Feltri e Altaforte, masturbandosi all’idea di un mondo “lerniamente” giusto, storicamente rispettabile e politicamente corretto.

Gad Lerner il liberticida

Poi è ovvio che Feltri, come tutti gli altri, se ne freghi di questo frignacciume trendy e dei fascistometri che gli autoproclamatisi eredi di Pasolini vorrebbero infilargli nel deretano. Esattamente come il ministro dell’Interno se ne è fregato del 25 aprile da poco passato e delle ramanzine che la galassia antifascista gli ha riservato. Anzi è stato uno sberleffo delizioso e abbiamo goduto alla vista dei faccioni paonazzi dall’indignazione, e il punto di svolta è esattamente questo, ossia la capacità di fregarsene delle reprimende dei Gad Lerner e di sorridere di fronte ai loro tentativi di annichilire il senso di libertà che anima le nostre iniziative e le nostre opinioni.

Libertà per libertà, dato che la melassa antagonista se ne prende così tanta da redigere con cadenza mensile liste d’odio con nomi e cognomi, è quindi bene rendergli pan per focaccia senza però mettersi i loro panni, ossia quelli dei liberticidi. E allora che si tengano le loro liste di proscrizione e i loro libri sul fascismo eterno, che godano del loro passato in Lotta continua e che proseguano pure nel tentativo di plasmare una società variegata e complessa come questa sul piano piatto della correttezza storica e politica. Vi è una parte di Paese e di mondo che non ne può più di esser messa all’indice dai gruppuscoli di intellettuali illuminati, di esser vilipesa da chi in decenni di storia non ne ha mai fatta una buona e di subire processi del popolo in cui l’accusa combacia col giudice. Questa parte vitale del Paese e dell’universo del libero pensiero, seppur incazzata, non limiterà la farlocca libertà di Gad Lerner e di Christian Raimo, sebbene consista nella lesione di quella altrui. Sarà invece scanzonata e coraggiosa a tal punto da rispondergli, ottant’anni dopo le leggi razziali e cent’anni dopo la nascita dei Fasci italiani di combattimento: me ne frego.

Lorenzo Zuppini

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3 Commenti

  1. Senta Lerner ho Lenin e uguale perché tu la democrazia non sai cos’è, tu appartieni a quei comunisti della dittatura di Lenin, quindi non 6i puoi permettere di giudicare la vera democrazia, ti dovresti vergognare anche perché litalia ti sopporta che sei un Clandestino ok

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