Roma, 18 dic – Dovrebbero essere discusse oggi a Montecitorio, nel silenzio generale dei media, due mozioni che riguardano il Global Compact, il patto Onu sull’immigrazione. Nessuna delle due, però, è stata formulata dal governo: la prima, infatti, è stata presentata da Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia, e impegna l’esecutivo a non sottoscrivere l’accordo delle Nazioni Unite; la seconda, invece, è stata messa all’ordine del giorno da Ivan Scalfarotto, l’attivista gay del Pd, il quale mira ad imporre al governo Conte la ratifica del patto. Dopo la discussione di oggi – stando a quel poco che si è riusciti ad apprendere – domani la Camera dovrebbe passare al voto delle due mozioni.
La maggioranza gialloverde arriva a questa votazione alquanto divisa: se la Lega si è detta contraria alla firma del Global Compact, il M5S è invece orientato alla sottoscrizione dell’accordo. Si tratta, pertanto, di una questione che potrebbe potenzialmente portare alla caduta del governo. Qualora i Cinque Stelle votassero insieme al Pd, infatti, Salvini potrebbe trovarsi costretto ad abbandonare la maggioranza, così come fatto in Belgio dall’Alleanza neo-fiamminga (Nva), il socio di maggioranza della larga coalizione che sostiene il discusso premier Charles Michel. Nva, in effetti, ha ritirato i suoi ministri dal governo non appena Michel ha annunciato che sarebbe volato a Marrakech per firmare il Global Compact.
Secondo alcune indiscrezioni, tuttavia, Luigi Di Maio e Matteo Salvini avrebbero raggiunto un accordo dietro le quinte per evitare la scissione della maggioranza: i due partiti di governo, in altre parole, dovrebbero respingere entrambi i testi presentati da Fdi e Pd, e redigere una mozione di maggioranza che non vincoli l’esecutivo né a un «sì» né a un «no». L’obiettivo sarebbe quello di impegnare «il governo a valutare tutte le condizioni per sottoscrivere l’accordo», chiedendo inoltre al premier Conte di relazionare in Aula sulla questione. Si tratterebbe, insomma, di un ulteriore rinvio della decisione finale, rimpallata ora dal Parlamento al governo, in un momento – questo è l’augurio – che la maggioranza avrà recuperato la sua compattezza.
L’incognita numero uno si chiama però Roberto Fico: il presidente della Camera non ha mai fatto mistero di gradire il Global Compact, che lui interpreta anche come uno strumento per indebolire l’egemonia di Salvini nel governo. Un colpo di mano di Fico, dunque, non è da escludere: terminata la votazione sul Dl Anti-corruzione, il presidente della Camera potrebbe forzare la votazione delle due mozioni, scompaginando così i piani di Salvini e Di Maio. A quel punto si aprirebbero scenari veramente imprevedibili.
Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Fico raccoglie l’eredità degli ultimi presidenti della Camera e insiste nella lotta per farsi dimenticare e non rimpiangere (al momento Fini è saldamente in testa, segue a breve distanza la Boldrini …)

  2. non sono mai stato di destra, nè di centro, né di sinistra, anche perché non credo esista più destra o sinistra nel senso storico del termine, ma dalla parte che chi non si fa corrompere dal potere e rispetta il volere del popolo… credevo che tale fosse l’ attuale governo…. se tuttavia dovesse far ratificare il global compact non ci resterebbe che votare la Meloni….

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