Roma, 3 feb – Si riaccende la tensione nella maggioranza, ancora una volta sulla Tav. Dopo la visita di Salvini, che pochi giorni fa a Chiomonte aveva assicurato sulla prosecuzione dell’opera, è ora Luigi Di Maio a tirare forte il freno.

“La Tav non ha storia”

Se il capo politico del M5S aveva all’epoca rintuzzato le parole dell’alleato di governo con una battuta – “Per me il cantiere di Chiomonte non è un’incompiuta ma una mai iniziata” – adesso arriva invece il momento della presa di posizione più netta. “Le peggiori lobby di questo Paese vogliono che si inizi a fare la Tav, che è a zero. Noi stiamo dalle parte delle opere utili, quando i grandi potentati cominciano a tifare per la Torino-Lione noi stiamo dall’altra parte”, ha annunciato a Pescara, impegnato nella campagna elettorale in Abruzzo. E ancora: “Finchè ci sarà il Movimento 5 Stelle al governo, per quanto mi riguarda la Tav non ha storia“.

Nel corso del convegno Di Maio era affiancato da Alessandro Di Battista, portavoce dell’ala più intransigente del movimento. Ed è stato proprio quest’ultimo ad usare le parole più dure: “Ancora la Tav? Una stronzata. Se la Lega intende andare avanti su un buco inutile che costa 20 miliardi e non serve ai cittadini tornasse da Berlusconi e non rompesse i coglioni”, ha tuonato.

Salvini: “Avanti con i cantieri”

Di tutt’altro avviso invece Matteo Salvini, che conferma la linea già espressa in occasione della visita al tunnel: “Ci sono ingegneri, operai, imprenditori, pendolari, italiani che non vedono l’ora che i lavori ripartano. Faremo tutto il possibile perché sia così, ridimensionando il progetto, tagliando megastrutture, tagliando sprechi per investirli in altro, però dal mio punto di vista lasciare a metà un’opera non ha mai senso”. Secondo il segretario della Lega sarebbe possibile risparmiare almeno un miliardo di euro.

La mediazione di Conte

Cerca di gettare acqua sul fuoco, ricorrendo alla diplomazia, il premier Conte. “Sulla Tav ho preso un impegno a nome del Governo: di procedere alla decisione finale non sulla base di sensibilità personali o di una singola forza politica. Il contratto di governo prevede una ‘revisione’ del progetto. Abbiamo interpretato questa clausola quale necessità di procedere all’analisi costi-benefici e di riservarci la decisione all’esito di questa valutazione finale che contemplerà tutte le implicazioni tecniche, economiche, sociali”.

Nicola Mattei

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