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Roma, 1° ago – Alcuni mesi fa abbiamo visto il Pd, e il cosiddetto «popolo di sinistra», esporre e sventolare le bandiere francesi. Facendo sì capire benissimo da che parte stanno, ma rimanendo comunque espressione di un innocuo folclore antinazionale. Ora, però, un esponente del Pd ha decisamente passato il segno: stiamo parlando, ovviamente, di Sandro Gozi, ex sottosegretario dei governi Renzi e Gentiloni che, già candidatosi alle scorse Europee con la lista di Macron, è ora in procinto di diventare consigliere del presidente transalpino. Un fatto di una gravità inaudita, che in tempi meno recenti avrebbe avuto conseguenze altrettanto gravi. Vediamo perché.

Un caso inquietante

Alcuni parlamentari del Pd hanno provato a utilizzare un’ironia fuori luogo: «Adesso non si potrà più lavorare all’estero», hanno detto. Il paragone, chiaramente, non regge: qui non si tratta affatto di un ingegnere pugliese o di un cameriere comasco che va a esercitare la sua professione in terra di Francia. Qui abbiamo a che fare con un ex membro del governo italiano che diventa consigliere del presidente di una nazione straniera. Andando ad occuparsi, peraltro, delle stesse mansioni esplicate per un nostro esecutivo. Il punto, quindi, è un altro, e l’ha ben colto Di Maio, che ha proposto la revoca della cittadinanza a Gozi: «Siamo di fronte a una cosa inquietante per cui un nostro sottosegretario, anche se era del Pd, adesso diventa esponente di un altro governo con cui abbiamo molte cose in comune, ma anche interessi confliggenti».

Gozi di chi fa gli interessi?

Ancora più chiara è stata Giorgia Meloni: «Non capiamo da dove possa scaturire tanta riconoscenza da parte dello Stato francese nei confronti di Sandro Gozi». Infatti, rimane molto forte l’impressione «che i meriti di Gozi presso lo Stato francese siano maturati nel periodo in cui rappresentava lo Stato italiano in Europa. Il problema, se così fosse, è che i meriti maturati presso il governo francese potrebbero coincidere con demeriti nei confronti dello Stato italiano. È proprio per fare chiarezza su questa vicenda dai contorni inquietanti – ha spiegato la Meloni in una lettera aperta pubblicata sul Giornale – che abbiamo chiesto di sapere quali dossier abbia trattato Sandro Gozi in Europa ed in particolar modo quali, fra questi, avessero come controparte o cointeressato il governo francese». Il dubbio è legittimo perché – è evidente – abbiamo a che fare con un ex membro del governo italiano che ha trattato dossier riservati sugli interessi italiani, e che quindi potrebbe fornire queste informazioni sensibili a uno Stato straniero potenzialmente concorrente.

È possibile togliere la cittadinanza a Gozi?

Insomma, ci sono tutte le basi per avviare, o almeno per prendere in considerazione, l’iter di revoca della cittadinanza. In base alle legge n. 91/1992 che regola la materia, è possibile farlo se un cittadino italiano, «avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l’Italia, ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel termine fissato, all’intimazione che il Governo italiano può rivolgergli di abbandonare l’impiego, la carica o il servizio militare» (art. 12, comma 1). In sostanza, il nostro esecutivo può intimare a Gozi di rinunciare alla carica di consigliere di Macron per gli Affari europei. Qualora l’ex Pd non lo facesse, si potrebbe procedere alla revoca della cittadinanza.

E neanche la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961 (ratificata nel 2015) rappresenta uno scoglio reale: l’Italia infatti, pur firmando la Convenzione che dissuade i governi dal lasciare le persone senza cittadinanza (cioè apolidi), ha tuttavia mantenuto intatta la sua discrezionalità nel caso in cui «incompatibilmente con il suo dovere di lealtà verso lo Stato Contraente, la persona: (i) In violazione di un divieto esplicito dallo Stato Contraente, abbia reso o continuato a rendere servizi, oppure abbia ricevuto o continuato a ricevere emolumenti da un altro Stato, oppure (ii) Si sia comportata in modo da recare grave pregiudizio agli interessi vitali dello Stato» (art. 8, comma 3 della Convenzione). Anche in questo caso, pertanto, il governo italiano avrebbe semaforo verde.

O Italia o Francia

Ricapitolando. È giusto e doveroso fare chiarezza sul caso Gozi, per capire, cioè, di quali informazioni sensibili può disporre l’ex Pd e, inoltre, in che modo si è reso benemerito al governo di Macron. In secondo luogo, in presenza di un potenziale traditore, il governo italiano avrebbe tutto il diritto di revocargli la cittadinanza. Perché sulla carta la Francia è sì un Paese alleato, ma basta ricordarsi, ad esempio, della guerra di Sarkozy in Libia o del caso Fincantieri-Saint Nazaire, per capire che spesso la Francia è andata fattualmente contro gli interessi italiani. Questo, Gozi, non può non saperlo. E neanche noi.

Valerio Benedetti

4 Commenti

  1. Il P.D.rasta gozzi: “Ma io credevo, dal cognome, che fosse un italiano sotto mentite spoglie! Maccheron… Mi hanno detto si chiamava… O meglio… Lui non si chiama… Lo chiamano gli altri…”.

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