Roma, 29 ago – “I ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica. Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari, ognuno dovrà scegliere secondo verso cui dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i ‘tecnici’ della burocrazia che li occupano da tempo immemore”. Così parlò Mario Monti? O forse abbiamo appena citato Mario Draghi? Fughiamo subito il dubbio: è quanto scritto da Beppe Grillo sul suo blog, subito dopo l’incontro di ieri tra Luigi Di Maio e Sergio Mattarella.

La casta dei Vaffa

Il Grande Puffo dei Cinque Stelle, dopo un surreale dialogo con Dio ha promesso che non scenderà più in campo, ma continua a suggerire come muovere gli alfieri sulla scacchiera ai parlamentari pentastellati. Il deus ex machina del movimento ci ha ormai abituati al linguaggio imaginifico, che gli ortodossi seguaci leggono come mistico e i detrattori come puramente delirante. A prescindere dal giudizio a riguardo, ciò che emerge adesso è però l’incredibile giravolta compiuta da Grillo, passato dai Vaffa alla casta alla preferenza esplicita per i tecnici al posto dei politici. Proprio lui che giurava di voler abbattere un sistema aggrappato con le unghie e con i denti alle inferriate della burocrazia più vetusta, sempre da lui già decretata morta e sepolta di fronte all’avanzata inarrestabile dei suoi “ragazzi meravigliosi” post-ideologici.

Poltrone per tecnici

“Non facciamoci distogliere dalle incrostazioni che la realtà ha lasciato sui nostri scudi, è assolutamente normale ed atteso – scrive Grillo – che ogni accenno ad un ministero si trasformi in una perdita di tempo condita da cori di reciproche accuse di attaccamento alla poltrona. Questo perché un po’ di poltronofilia c’è ma, sopratutto, non ci sono i tempi né per un contratto e neppure per chiarirci su ogni aspetto, anche fintamente politico, delle realtà che i ministeri dovranno affrontare”. Ecco, se da una parte il Grande Puffo ammette che i suoi sono caduti nelle sabbie mobili delle poltrone immobili, dall’altra ci spiega che non ci sono i tempi tecnici (ma è l’ora dei tecnici) per consultare l’egalitaria creazione virtuale pentastellata: la piattaforma Rousseau. Parliamo dello stesso Grillo che se la prendeva con i “competenti” corrotti che dovevano essere sostituiti da incorruttibili giovanotti?

Democrazia virtuale

Rousseau, il filosofo svizzero, le avrebbe definite “fantasticherie di un passeggiatore solitario”. Non fosse che l’illuminato Grillo invita a non perdere il controllo: “Questa crisi somiglia sempre di più ad un guasto dell’ascensore: quello che conta è mantenere la calma, non fare puzze e non dimenticare chi siamo”. Adesso dovrà spiegare agli elettori dimezzati del M5S che per andare oltre le ideologie del secolo scorso va proprio eliminata la politica. Perché in fondo la democrazia virtuale non è altro che un videogioco e quando arrivi al mostro finale se non hai le armi affilate non puoi far altro che farti divorare.

Eugenio Palazzini

 

 

2 Commenti

  1. Grillo, e la tua legge di iniziativa popolare, quella delle 350.000 firme? E’ passato un anno e mezzo da quando i “tuoi” sono in Parlamento, quand’è che li esorti a riprenderla per discuterla e, magari, approvarla? E’ già un po’ che potrebbero essere loro a farlo, o no? Dimenticanza o qualcos’altro?

    C’è poco da fare: il mondo è dei furbi. Gli altri sono troppo impegnati a lavorare per poter stare dietro alle loro macchinazioni.

  2. Grillo ,grillo sono 40 anni che manco fai più ridere , tragico per un comico .

    Ma …. l’auto a idrogeno super ecologica cui facevi sperticati elogi …. che fine ha fatto ???

    Mi risulta che viaggi a GASOLIO ….
    ecologista gretino col culo degli altri .

Commenta