Roma, 29 set – “Il debito lo ripagheremo con la crescita. Lo spread? È già sceso“. Parola del vicepremier Luigi Di Maio, in tv per tranquillizzare i cittadini dopo l’ok del governo alla Manovra del Popolo – come amano chiamarla i 5 Stelle – che alza il rapporto deficit/Pil al 2,4%, e dopo la reazione dei mercati, con lo spread che è salito e Piazza Affari che ha perso punti.
“Sono tranquillo: ieri lo spread è salito ma poi ha cominciato scendere”, ha detto il capo politico del M5S a L’intervista di Maria Latella su Sky Tg24. “Quel po’ di debito che facciamo in più lo ripagheremo nei prossimi anni con la crescita“. Per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, infatti, la salita dello spread tra Bund e Btp è la causa diretta della “demonizzazione che si sta facendo di questo governo”. “La Manovra del Popolo non deve preoccupare i mercati e non credo che li preoccuperà”, assicura, “con il deficit al 2,4% non abbiamo fatto nulla di diverso dagli altri Paesi Ue. Le banche soffrono? Perché in questi mesi si era scommesso nel fatto che il governo mettesse il deficit così basso da favorire solo le banche”.
Il vicepremier promette quindi una manovra in grado di far ripartire l’Italia: “Quando il Def sarà pubblico, si vedrà il più grande piano di investimenti della storia dell’Italia“, dice. Infine Di Maio tranquillizza pure l’Ue, chiarendo che non c’è nessun piano per uscire dall’euro: “Sono tutte sciocchezze”, taglia corto.
Per quanto riguarda i rumors di questi giorni del ministro dell’Economia che voleva dimettersi pur di non toccare il deficit, il leader dei 5 Stelle chiarisce che se Sergio Mattarella abbia chiesto a Giovanni Tria di rimanere “io questo non lo so. So che noi pure difendiamo Tria, deve restare al Mef. Si è descritta una situazione che non è vera”. “Il Ragioniere generale Daniele Franco – ha aggiunto – l’ho visto una volta sola e non posso dire se mi fido o non mi fido. Al Mef però ho trovato trabocchetti e insidie di funzionari che invece di fare il loro dovere fanno gli interessi dei vecchi partiti”.

Alberto Palladino

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  1. Il reddito di cittadinanza non crea crescita: non aiuterà i piccoli imprenditori strangolati dal fisco, non aiuterà il ceto medio proletarizzato (che avrà la colpa di avere la casa di proprietà e quindi non prenderà un euro), non aiuterà chi ha perso il lavoro e vuole riavere una mansione dignitosa. Serve solo ad accontentare la parte parassitaria del paese, che lavorerà in nero, prenderà il reddito di cittadinanza e lo seppellirà nell’economia sommersa, senza dare alcun beneficio all’economia reale. E’ una manovra da governo progressista svedese attuata in un contesto sociale greco. Bisogna favorire la riemersione della classe media, in questo caso si distrugge l’ultimo pezzo di società produttiva che aspettava una spinta per ritornare ad avere dignità e ora finirà strangolata dalle difficoltà del mercato finanziario da cui dipende una parte rilevantissima della nostra Italia.

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