Roma, 26 nov – Uno spettro si aggira per Palazzo Chigi. L’ennesimo boccone avvelenato capace di far saltare i delicati equilibri della maggioranza. Ma questa volta non è stato il Pd a lasciarlo. La “colpa” è dell’Onu e del suo Global Compact, l’accordo sull’immigrazione adottato nel 2016 e che gli Stati dovrebbero sottoscrivere (o meno) entro quest’anno.

Il Global Compact prevede di normare criteri per garantire un’immigrazione “disciplinata, sicura, regolare e responsabile”. In che modo? Con strumenti quali la lotta alla xenofobia, la tutela dei richiedenti asilo, la creazione finanche di corsie preferenziali per l’accesso al lavoro. Una piattaforma decisamente “progressista”. Non sorprende, in tal senso, che gli Stati Uniti a guida Trump si siano già sfilati: “Le nostre decisioni sull’immigrazione devono essere sempre prese dagli americani e solo dagli americani”, ha spiegato l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley.

E l’Italia? Sul tema, il contratto di governo non aiuta a diradare le nebbie. Del Global Compact non vi è menzione fra le sue pagine, nelle quali si parla anzi di rimpatri e di fine del business dell’accoglienza. Allo stesso tempo, però, si sancisce la necessità di impostare trattative per garantire una “equa ripartizione delle responsabilità”. Il riferimento è alla Ue, ma porzioni del Movimento Cinque Stelle potrebbero già declinare ciò per estendere la previsione anche ai trattati internazionali. Facendovi ricadere, per l’appunto, anche il Global Compact. E’ infatti noto che sull’argomento il M5S è tutto fuorché granitico, anzi molte sue componenti – a partire dal presidente della camera, Roberto Fico – sono decisamente inclini al verbo immigrazionista. Non sorprende, in tal senso, il possibilismo più volte dimostrato dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

Dall’altra invece troviamo la Lega, che in commissione Esteri ha già presentato una risoluzione per invitare l’esecutivo a fermare la sottoscrizione dell’accordo. “Nessuno può imporci un’immigrazione incontrollata. Il nostro Paese non deve aderire al Global Compact, è assurdo dare ad un organismo non eletto una competenza statuale”, hanno spiegato il capogruppo alla camera Roberto Molinari e il suo omologo in commissione Paolo Formentini.

Nicola Mattei

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2 Commenti

  1. Non si tratta di un trattato internazionale che i parlamenti nazionali ratificano e diventa legge. È una dichiarazione di impegno x una gestione razionale. Se lo vogliono, i paesi possono in via bilaterale stipulare accordi per esempio x flussi stagionali, in base ai bisogni di manodopera. Interessa i paesi di origine che ricevono le rimesse, ma interessa i paesi di destinazione che si vedono riconosciuto il diritto dovere x i paesi di partenza a riprendersi gli illegali. Non diventerà mai un trattato internazionale, o parte del diritto internazionale.
    Solo gestione razionale con paesi di origine di cui in futuro potremmo avere bisogno politico e come mercati di vario tipo

  2. Sig. Maurizio……. Quello che ha scritto è una supercazzola…. Non c’è bisogno né abbiamo necessità di gestire o avere persone di nessun tipo che facciano qualsiasi cosa sul suolo della nazione italiana, ci riempirebbero di personaggi inutili che in “attesa” di una qualsivoglia destinazione starebbero qui a vita. Questa é solo e soltanto un’altra fregatura per aggirare e renderci ancora più servi in questa repubblica italiana S. P. A., si perché di società per azioni si tratta e come tale più basse son le spese più alto è il dividendo… Meglio un italiano a mille euro o quattro individui a duecentocinquanta?

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