Maurizio LupiRoma, 17 mar – Ha importanti riflessi politici l’inchiesta sugli appalti per le grandi opere che ieri ha portato all’arresto di quattro persone. Nell’ordinanza firmata dal gip di Firenze, infatti, compare anche Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, anche se entrambi risultano essere non indagati.

Risulterebbe infatti che Stefano Perotti, uno degli imprenditori arrestati, avrebbe procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi. “Perotti e il ministro sono non intimi, di più. Perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori”, si legge in una intercettazione.

Lupi, inoltre, parla al telefono con Ercole Incalza, ritenuto dai giudici il dominus del sistema corruttivo, minacciando di far cadere il governo Renzi se Palazzo Chigi dovesse insistere nel pretendere la soppressione della Struttura tecnica di missione presieduta dallo stesso arrestato. “Vado io – dice il ministro a Inclaza- Te lo dico già… Cioè io vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che se no vanno a cagare! Cazzo! Non possono dire altre robe! Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura tecnica di missione viene giù il governo! L’hai capito? Non l’hanno capito?”.

Al ministro e al figlio, inoltre, sarebbero arrivati dai protagonisti dell’inchiesta importanti regali, come un abito di sartoria per Lupi e un orologio Rolex al figlio. Il ministro, tuttavia, si difende: “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”.

Il ministro ha precisato in una nota l’intero curriculum del figlio: “Mio figlio Luca si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano Som (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un’offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York”, ha spiegato.

“In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti – ha proseguito – (un primo visto l’ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l’offerta dello studio Som, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York”. Il ministro ha quindi espresso “massima disponibilità” verso la magistratura.

Le indiscrezioni che giungono da Palazzo Chigi, tuttavia, danno Matteo Renzi come furioso: “E’ inutile girarci intorno, il problema c’è”, avrebbe ammesso il premier, aggiugendo anche che “politicamente, Lupi non è facile da sostenere”. Salvo poi aggiungere: “Nessuno tuttavia utilizzi questi fatti per dare il messaggio che sono tutti uguali, che i grandi eventi tipo Expo non si possono fare, che siamo condannati a soccombere alla corruzione”.

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here