Roma, 20 mag – Pare che i grillini ce la stiano mettendo tutta per trasformare le Forze armate in una specie di armata Brancaleone. Non possono essere interpretate altrimenti, infatti, le recenti uscite del premier Giuseppe Conte e del ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Il presidente del Consiglio, in particolare, ha così giustificato la scelta di destinare i fondi per l’acquisto di cinque fucili a una borsa di studio sulla pace: «Pensate che sia stata una cosa facile? Non è stata una cosa facile. Lo abbiamo fatto a bilanci già approvati, a programmazione già avanzata. L’obiezione della Difesa è stata: “Eh, ma ci saranno 5 dei nostri senza fucili”. E io ho risposto: va bene, vorrà dire che andranno nelle retrovie a parlare di pace. Ringrazio il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, perché ha compreso subito l’importanza dell’iniziativa».

2 giugno “festa dell’inclusione”

A questa «sparata» (si fa per dire) del premier, si è aggiunta la decisione di dedicare la parata militare del 2 giugno al tema dell’«inclusione». Come ha fatto sapere il ministero della Difesa, infatti, il prossimo 2 giugno sarà la festa «dell’inclusione per evidenziare la volontà di non lasciare indietro nessuno, di combattere contro le emarginazioni sociali». L’esercito, in pratica, viene così degradato a squadriglia di boy scout o, peggio, a una parodia delle Ong. Difesa dei confini della patria e della sicurezza nazionale? Neanche per sogno: le Forze armate non combatteranno nemici e invasori, ma l’«emarginazione sociale». Il ministro della Difesa come prolungamento del dicastero delle Pari Opportunità.

L’esercito della Trenta


Il ministro Trenta, del resto, non si è risparmiata in questi mesi. Prima ha affermato, in perfetto stile femminista, di sognare un esercito in cui ci saranno più donne e gli obesi non verranno lasciati indietro. Poi, per accontentare anche le associazioni Lgbt, ha celebrato in pompa magna un matrimonio tra due soldatesse lesbiche, peraltro a ridosso della chiusura del Congresso delle Famiglie a Verona. Ora la festa del 2 giungo trasformata in festa sull’inclusione. Ma anche lo scorso 4 novembre, festa delle Forze armate e dell’unità nazionale, nonché centenario della vittoria nella Grande Guerra, il ministero guidato dalla Trenta ci aveva confezionato un manifesto che era tutto un programma: un soldato che aiuta un’anziana, un marinaio che salva un piccolo migrante, un militare dell’aeronautica che porta in salvo un escursionista, l’abbraccio di un carabiniere a un ragazzino, il tutto corredato dalla scritta «le nostre forze, armate di orgoglio e umanità». L’ex generale Marco Bertolini, a suo tempo, così attaccò la Trenta: «Il 4 novembre non è la festa della mamma». Così come l’esercito, aggiungiamo noi, non è – né deve essere – un’armata di giovani marmotte.

Elena Sempione

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