Roma, 21 set – Di sicuro come le tasse e la morte, c’è anche l’ennesima inchiesta sull’«ultradestra italiana» o il «rossobrunismo» alle porte. A parte qualche piccolo «aggiornamento», si tratta quasi sempre della solita ricerchina rabberciata, piena di strafalcioni e inesattezze, che regolarmente viene ritirata fuori da qualche archivio impolverato in tempi di vacche magre. In questo senso non fa eccezione il recente articolo dei «compagni» di Rolling Stone, firmato da Steven Forti. Dopo la figuraccia rimediata con l’appello anti-Salvini, Rolling Stone ci riprova quindi attaccando la sinistra sovranista e CasaPound.
Secondo l’autore, «un fantasma si aggira per l’Italia: il rossobrunismo». In sostanza, fa paura (e rabbia) che una certa sinistra antiglobalista – la quale accusa Pd e postcomunisti di essersi venduti al capitale – si stia saldando alla vasta ed eterogenea area sovranista. Nel calderone del cattiverio finiscono dunque Alberto Bagnai, Diego Fusaro, Giulietto Chiesa e tanti altri «compagni che sbagliano». Questa la descrizione del fenomeno fornita da Rolling Stone: «In realtà il rossobrunismo è un magma piuttosto indistinto in cui entrano in gioco diversi ambiti politici che condividono, a volte senza ammetterlo, alcune idee di fondo: il sovranismo, la lotta alla globalizzazione e al capitalismo, l’astio nei confronti della sinistra socialdemocratica, la critica serrata all’Euro e all’Unione Europea, un marcato anti-americanismo, la simpatia per la Russia di Putin, la condanna del cosiddetto buonismo della sinistra, soprattutto su temi quali l’immigrazione, la critica più o meno serrata del femminismo, della teoria gender o delle lotte LGTBI».
La marea montante del rossobrunismo sarebbe pertanto formata da «neofascisti che utilizzano un linguaggio di sinistra per guadagnare consensi tra le classi lavoratrici» (cioè CasaPound), «finti eterodossi che fanno un cocktail di parole di destra e di sinistra» (in pratica L’intellettuale dissidente) e «settori della sinistra che adottano slogan dell’estrema destra, declinandoli marxisiticamente» (ossia Fusaro e Chiesa). Per il resto, l’autore di Rolling Stone si dà a una pratica tipica dei gazzettieri globalisti. Stile Raimo, tanto per capirci. Prende le tesi sovraniste (vere o presunte), poi le banalizza e le distorce per meglio attaccarle e smontarle. In pratica, il pezzo è carente sia nell’informazione (tra nomi storpiati, errori marchiani alla Paolo Berizzi ecc.), sia nell’interpretazione, visto che il confronto con il fenomeno sovranista rimane sul piano della burla e dell’allarmismo fine a sé stesso. E poi si stupiscono che nessuno se li fila più.
Valerio Benedetti

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