Roma, 1 mar – L‘immigrazione resta il tema principale anche in vista delle prossime elezioni europee. Il fronte del “no” all’ingresso sul suolo nazionale degli immigrati clandestini spesso viene accusato tout court di parlare alla “pancia” dell’uomo medio quando non viene, banalmente, accusato di razzismo. Quello che però, spesso, viene taciuto dai media nazionali e internazionali è che dietro le ragioni che spingono alcune forze politiche ad opporsi all’immigrazione non c’è della becera intolleranza ma semmai la volontà di opporsi a un business che mette d’accordo alte sfere della finanza e crudeli trafficanti di umani. Cosa ci viene raccontato, però, per spingerci ad accettare questo stato dei fatti, quale campagna di marketing viene attuata? In una confusione di pietismo e invocazioni al “restare umani” c’è bisogno di chiarezza.

5) “Gli immigrati non vengono in Italia per delinquere”

Questo è uno dei refrain più cari agli immigrazionisti, quello che vede l’immigrato solo come un apporto “innocente” all’economia indigena. E quando il “migrante” delinque, ci viene sbattuto in faccia che anche gli italiani in America hanno “esportato” la mafia. Senza scendere in polemica con questa visione “a posteriori” della storia, lasciamo parlare i fatti: secondo i dati del Viminale nei primi sei mesi del 2018 la percentuale di stranieri denunciati o arrestati rispetto al totale è del 31,9%: il 41% dei crimini legati agli stupefacenti è stato commesso da stranieri. Sempre nel 2018, su 429.506 persone che hanno commesso reati, 136.876 sono stranieri. I furti e la violenza sessuale nei primi sei mesi del 2018 il 44,7% sono stati commessi da immigrati: oltre il 52% è avvenuto nelle abitazioni, così come il quasi 42% degli stupri. Le rapine, invece, sono state compiute al 39% degli stranieri. Ma la “semplice” delinquenza non basta come “attacco” al nostro stile di vita: le implicazioni, per un certo tipo di immigrazione, sono ben più pesanti: appena un mese fa un “jihadista pentito” ha lanciato l’allarme. “Vi sto raccontando quello che so perché voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia” sarebbero state le sue parole.

4) “Gli immigrati scappano dalle guerre”


Per avere “libero accesso” al nostro continente è sufficiente dichiararsi profughi – ovvero migranti per ragioni umanitarie perché proveniente da nazioni teatro di guerra … meglio ancora se minorenni. Tuttavia il metro di giudizio con cui queste dichiarazioni vengono “rese valide” è stato (almeno in passato) molto elastico. Secondo i dati recentemente forniti dal ministero dell’Interno che riepilogano i flussi migratori del 2017 e 2018 è stato possibile stabilire la provenienza degli “sbarcati” e dei presunti “profughi”. A gennaio 2018 il maggior numero di clandestini arriva dal Bangladesh (57), dall’Iraq (38), dalla Tunisia (31), dall’Iran (13) e dall’Egitto (9). Una ridotta parte arriva in effetti da “aree calde”: molti altri da paesi dove non ci sono assolutamente guerre in corso. I minorenni immigrati nel 2017 furono complessivamente 15.779. Nel 2018 solo 3536: dall’inizio di questo anno sono giunti appena in 23. Questo significa che i minori non “fuggono più” dalle guerre o che, semplicemente, la valutazione sulla loro effettiva età si è fatta più stringente rispetto al passato? Un caso eclatante sull’argomento è di certo quello della Sea Watch 3: a bordo della nave della Ong 12 minori su 13 affermavano di essere nati nel 2002, alcuni addirittura nello stesso giorno. Forse “qualcuno” gli aveva suggerito di dichiararsi minorenne per non cadere nelle maglie della legge..

3) “Gli immigrati ringiovaniscono la popolazione”

E’ inutile negare che le famiglie provenienti da paesi sottosviluppati siano più numerose: il tasso di natalità tra gli immigrati nei paesi occidentali è decisamente più alto rispetto a quello dei residenti. Ma in che modo questo sarebbe un dato positivo per noi? E’ l'”import” di soggetti alieni la risposta giusta al calo demografico dei paesi europei? La risposta è no: quello che dovrebbe contrastare il proliferare delle “culle vuote” dei paesi occidentali dovrebbe essere la messa in atto di politiche sociali che rendano l’impatto economico della nascita di un figlio su una famiglia media meno gravoso garantendo anche servizi migliori ai neo genitori. Quando questi “incentivi” esistono vengono però elargiti anche a chi non ne ha diritto – come, ad esempio, le famiglie di immigrati. Caso “principe” di questo corto circuito liberal è il ricorso che l’ASGI (Associazione per gli Studi giuridici sull’Immigrazione, direttamente finanziata dall’Open Society Foundations di George Soros) ha promosso e vinto contro l’INPS riguardo al cosiddetto “Bonus Mamma”: originalmente, infatti, non era stato assegnato alle straniere senza permesso di soggiorno. Adesso, invece, tutte le straniere soggiornanti possono beneficiare dell’assegno di ottocento euro. Quindi dei cittadini stranieri usufruiscono di un aiuto economico che doveva, in teoria, contribuire alla lotta alla bassa natalità in Italia.

2) “Gli immigrati fanno i lavori che non vogliamo più fare”

Ogni bugia ha un fondo di verità: ed è vero che gli immigrati provenienti da paesi non sviluppati economicamente sono propensi a fare lavori più umili. Ma lo faranno anche per uno stipendio più basso rispetto a quello che “pretendono” i residenti del paese ospitante. Ciò, ovviamente, non può far altro che causare un abbassamento generalizzato dei salari reali mentre creeranno, ad esempio, saturazione nei servizi pubblici per chi, invece, lavora stabilmente nel paese in cui è nato. Ciò non può far altro che diminuire considerevolmente la fruibilità dei servizi di trasporto, di quelli che offrono le scuole statali o la funzionalità del servizio sanitario pubblico. La cronaca inoltre è piena di come questa “forza lavoro” rasenti o spesso raggiunga lo stato di schiavitù: i paladini dei diritti umani spesso tacciono di fronte a situazioni di caporalato come quello che si ha in Puglia o in Calabria, dove pochi giorni fa un’altra bidonville di immigrati irregolari impiegati nei campi ha preso fuoco prendendosi una vita. Ma per i rappresentati di certe forze politiche (come ad esempio il presidente della regione Puglia Emiliano) è più importante avere i “pomodori freschi” in tavola che la parità salariale e di diritti.

1) “Gli immigrati ci pagheranno le pensioni”

Le teorie immigrazioniste hanno sempre sostenuto che gli immigrati contribuiscono al miglioramento del sistema economico dei paesi contribuendo positivamente al rapporto tra 
tra persone “attive” lavorativamente e gli anziani in pensione. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha analizzato l’impatto dell’immigrazione sulla crescita economica in 22 paesi nel periodo 1986 – 2006 con risultati ben poco incoraggianti.  I flussi migratori hanno influenzato il prodotto interno lordo in una percentuale vicinissima allo zero. Gli immigrati, inoltre, pesano sui costi dei programmi di  assistenza sociale in maggior misura rispetto ai  “nativi” – in Danimarca, ad esempio, consumano il 23% delle risorse economiche dedicate al welfare e questo nonostante rappresentino il 7% della popolazione. In generale, nei paesi occidentali i migranti ricorrono per lo più a forme di sussidi in una misura superiore del 15 % rispetto ai residenti. In Canada e negli Usa si arriva percentuali superiori al 30% .Non solo: un’indagine della Guardia di Finanza del 2017 che ha “scoperchiato” una truffa ai danni dell’Inps, costata alle casse dell’istituto previdenziale oltre 10 milioni di euro. In sostanza, se si hanno da dieci anni di soggiorno in Italia si può ottenere la pensione sociale: molti immigrati sono riusciti ad aggirare la legge, riscuotendo per anni 450 euro netti, non dovuti, per 13 mensilità. L’immigrazione potrebbe quindi, alla lunga, rivelarsi un investimento a fondo perduto

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Qui gli unici che pagano siamo noi Italiani . Questi non hanno nessun diritto di stare nel ns. Paese eppure hanno diritto a tutto il ns. WALFARE

    • A parte che chi entra illegalmente in un paese sovrano oltre clandestino è un delinquente a prescindere.
      Provassimo con un barcone a sbarcare in Austrialia sotto nome dichiarato a voce e senza documenti,come ci accoglierebbero.

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