Roma, 26 ago – Sembra ormai una mossa della disperazione o, in base a come si intende leggere la strategia della Lega, una provocazione last minute. Nulla di nuovo rispetto a quanto proposto negli ultimi giorni, ma il partito di Salvini ha voluto rilanciare anche nel pomeriggio: “Rinnoviamo la disponibilità ad aprire con i 5 stelle un confronto per arrivare a un accordo di legislatura. Non ci interessano cose di breve respiro o fatte contro qualcuno ma un patto per rinnovare e portare avanti il programma di governo”. A dirlo, ai microfoni dell’Ansa, è stato il ministro leghista delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.

Lo stesso esponente del governo ancora in carica, intervenuto a Radio Cusano Campus, stamani aveva confermato l’ipotesi che dalle parti della Lega sta circolando da qualche giorno: proporre ai pentastellati un nuovo esecutivo con Luigi Di Maio premier. “È una delle ipotesi sul tavolo. Il confronto sul nome deve avvenire tra i due leader. Dobbiamo tutti cominciare a parlarci un po’ di più. Ingoiare il rospo per dei provvedimenti non approvati non ha fatto bene. Bisogna prevedere delle ‘camere di compensazione’ dove confrontarsi. Se questa crisi serve per migliorare il rapporto e rendere più convincente l’azione di governo, ben venga questa crisi. Se non ci riuscirò potrò dire almeno di averci provato”.

Ma il governo Pd-M5S è cosa fatta


Centinaio questa mattina ha poi specificato: “Noi siamo pronti nel momento in cui il Movimento 5 Stelle dovesse dirci incontriamoci. C’è l’ok a parlare con Di Maio nel momento in cui lo stesso Di Maio dovesse chiederci di fare lui il premier. E quindi siamo disponibili a ragionare su quella che sarà la nuova compagine di governo”. Con tutta evidenza, visto l’andamento odierno, sembra però che l’ipotesi avanzata dalla Lega sia già stata bocciata dai Cinque Stelle. La fumata bianca per un nuovo governo spostato a sinistra con il Pd è questione di ore. Potremmo dire, come se parlassimo di calciomercato, che dobbiamo attendere giusto l’ufficialità che arriverà mercoledì dopo la fine delle consultazioni di Mattarella. L’accordo però, salvo incredibili dietrofront, è cosa fatta.

Alessandro Della Guglia

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