reichstagIn Germania si ruba. E parecchio anche. Si ruba allo Stato (350 miliardi di euro di sommerso ogni anno) e si corrompono i suoi funzionari, i manager d’azienda, i direttori di banca. Un fenomeno stimato in 250 miliardi di euro, il doppio del Prodotto Interno Lordo dell’Ungheria, per farci un’idea. E chi l’avrebbe mai detto che proprio i tedeschi, che così spesso deridono il nostro paese per via della corruzione galoppante, avessero lo stesso vizio di noi Italiani, che corrompiamo “solo” per 20 milardi di euro in più rispetto ai severi cittadini teutonici. Ma come ha scritto Marco Cobianchi sulle colonne di Panorama:

“Essere tedeschi ha un vantaggio: si è sempre dalla parte della ragione. È una certezza che Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, aveva stampata in volto quando, replicando al discorso di inaugurazione del semestre di presidenza italiana dell’Europa di Matteo Renzi, gli ha rinfacciato di “chiedere soldi in cambi di riforme. E poi come facciamo ad essere sicuri che le facciate?” Dubbio legittimo, ma non sempre la Germania è quel monolite di etica che si vuol far credere. Ha un’immagine impeccabile e un volto sempre ben rasato, ma la Germania è molto più simile all’Italia di quanto Weber non creda. E lo è in un campo nel quale noi passiamo per specialisti, con un know-how consolidato: la corruzione.”

Un anno fa la Commissione Europea richiese alla Germania di adeguarsi alle norme europee anti – corruzione. Di fronte al silenzio tedesco, un parlamentare greco chiese al Presidente del Parlamento Europeo (Martin Schulz, guarda caso un tedesco) quali misure ritenesse giusto prendere per risolvere l’impasse. I greci erano particolarmente interessati a questo provvedimento, giacché proprio uno dei principali magnati tedeschi dell’industria, Ulrich Grillo, era al centro di uno scandalo di tangenti scoppiato nella repubblica ellenica. Il 15 Aprile scorso è giunta la lapidaria risposta di Schulz: “l’interrogazione eccede le competenze della Commissione, e quindi è inaccettabile”. Ma guarda questi tedeschi campioni di trasparenza.

Trasparenza che, se ci fosse stata, avrebbe fatto luce sulle mancanze di Berlino, così attentamente celate da una propaganda anti italiana che non si risparmiano nemmeno i media nostrani. A palesarle ci ha pensato comunque il professor Friedrich Schneider, tedesco pure lui, che insegna a Linz ed è considerato il massimo esperto continentale della cosiddetta “shadow economy”: in termini assoluti l’economia sommersa germanica è la prima in Europa, con 351 miliardi di euro di “nero”. Quanto Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme, e superiore di 20 miliardi a quello italiano. E spunta fuori un altro dato interessante: la maggior parte di questi soldi sottratti all’erario provengono dalla sottofatturazione e (orrore!) nientemeno che dall’evasione fiscale. Certo, i valori assoluti vanno rapportati al Pil (e in questo raffronto l’Italia si conferma il paese più “evasore” d’europa, con il 21% del prodotto interno lordo in nero), ma la prossima volta che un tedesco sogghigna adducendo al vostro innato spirito di ladruncoli, ricordategli che i suoi “correttissimi” concittadini rubano allo stato dieci finanziarie l’anno.

Per non parlare della corruzione. 250 miliardi di euro in mazzette, finanziamenti illeciti e bustarelle. In rapido aumento, se si prendono in esame le denunce per corruzione che, nel paese d’oltralpe sono state nel 2011 ben 46.795: più del triplo rispetto all’anno precedente. A fronte di tutte queste denunce, le condanne effettive sono state pochissime (solo 138). Perché così come fa all’estero, la Germania fa in casa sua: piuttosto che passare per un paese di criminali preferisce tradurre le denunce in concordati o far sparire il reato dalle statistiche. Com’è è possibile? Sempre Cobianchi riporta:

“Il rapporto della Commissione Europea sulla corruzione sembra mettere in relazione abbastanza diretta questa differenza tra denunce (molte) e indagini (poche) in Germania con il fatto che la magistratura tedesca, a differenza di quella italiana, è soggetta al potere politico. In alcuni specifici casi, infatti, il ministero della Giustizia di Berlino ha il diritto di “istruire” il magistrato titolare di un’inchiesta su come condurre le indagini e su quale particolare concentrare le sue attenzioni. E’, quindi, possibile che i magistrati tedeschi siano indirizzati dal governo a trascurare i casi di corruzione per concentrarsi su altri reati. E non sembra che questo stato di cose scandalizzi più di tanto i magistrati stessi: solo il 50% di essi, infatti, vorrebbe l’abolizione del potere di indirizzo delle indagini da parte del governo.”

Francesco Benedetti

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