Roma, 5 lug. – Nei mesi scorsi, l’élite politico-mediatico-culturale è stata percorsa da due lunghi brividi. In Austria e Francia, infatti, sembravano sul punto di cedere alle lusinghe del populismo. In realtà, almeno per la Francia, sappiamo che il Front national non ha mai avuto possibilità concrete di successo, ma non è tanto questo che conta, né le differenze tra la Le Pen e Hofer. Quello che vogliamo ricordare qui è il “populismo percepito”, l’allarmismo propagandistico con cui giornali e funzionari del pensiero unico ci hanno messo in guardia, all’epoca, dalla deriva xenofoba.

Con i populisti al potere, ci avevano detto, gli Stati europei avrebbero cominciato a far valere le ragioni di un egoismo sordo alla grande emergenza umanitaria, avrebbero prevalso i muri e non i ponti, la ricerca del consenso avrebbe prevalso sugli imperativi morali. Inoltre, è stato il ragionamento, i populismi non credono nell’Europa. Con loro al governo, niente politica comune, niente solidarietà fra gli Stati, niente vocazione a una politica di ampio respiro.

È per questo che è stato benedetto il risultato delle urne. Che ha premiato, in Francia, l’ex ministro socialista Emmanuel Macron: un tipo smart, moderno, globalizzato, attento alla “diversità”, con una forte tensione morale, uscito dalla scuola del filosofo Paul Ricoeur. Alla sua festa elettorale era pieno di volti “colorati”, scesi in piazza per celebrare il salvatore della democrazia. In Austria, invece, trionfava Alexander Van der Bellen, esponente dei Verdi, socialdemocratico doc, nato da genitori fuggiti dall’Unione sovietica e quindi autodefinitosi, con ammiccamento all’attualità, “figlio di profughi”. Chi meglio di lui poteva imprimere al Paese mitteleuropeo un’impronta solidale, accogliente, etica?

E invece eccoli qui, i campioni della solidarietà: Macron che si affanna a rassicurare i francesi che non ci saranno sbarchi sulle loro coste, Van der Bellen che vuole schierare i blindati al Breennero per respingere gli immigrati. Eccoli qua, gli europeisti convinti, quelli che volevano costruire i ponti: hanno messo i cavalli di frisia ai confini dell’Italia e ci hanno abbandonato al nostro destino.

L’arricchimento umano, culturale, economico portato dalla risorse immigrate? Tutto sommato hanno capito di poterne fare a meno. La politica comune europea? La si può benissimo fare a spese di un altro partner europeo. Questi sono i vostri campioni, questi sono quelli che hanno salvato la democrazia.

PS: sia chiaro: Francia, Spagna, Austria etc fanno benissimo a fare i propri interessi e a non piegarsi a quella sciagura che è l’invasione migratoria più di quanto non abbiano già fatto. Non è colpa di Macron o Van der Bellen se noi siamo governati da pupazzi, se permettiamo che nell’ex Mare Nostrum ognuno faccia il bello e il cattivo tempo. È però impossibile tacere di fronte alla discrepanza tra retorica umanitaria e prassi politica, tra propaganda solidale e calcolo pragmatico. Sono degli ipocriti, diciamolo chiaro e tondo. È l’unica soddisfazione che resta, mentre ci trasformano in un campo profughi a cielo aperto.

Adriano Scianca

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