Schermata 2015-12-23 alle 10.08.25Roma, 23 dic – “Nel ‘presepe partecipato’ di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale realizzato insieme ai cittadini anche i nostri due marò”. È la didascalia a una foto postata sulla pagina ufficiale di Giorgia Meloni. Nello scatto, la leader di Fratelli d’Italia sistema nel presepe le due statuine che dovrebbero rappresentare i due fucilieri di marina protagonisti della surreale vicenda giudiziaria che sappiamo. Il contesto in cui è avvenuto il fatto è spiegato in un precedente post: “Vi aspetto questo pomeriggio, a partire dalle ore 17.30 a piazza Paganica a Roma per l’iniziativa ‘La famiglia è sacra. Sempre. Difendiamo il presepe’ organizzata da Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. Portate con voi una statuina: allestiremo tutti insieme un grande Presepe partecipato”.

Ora, sul Primato Nazionale abbiamo già denunciato l’atteggiamento indegno della sinistra che fa da bacchettona seriosa su tutto, ma poi si permette battute e satira sfrontata solo su argomenti come i marò e le foibe. Insomma, non si può scherzare con niente, tranne che su quello che riguarda la nostra sovranità e i nostri lutti nazionali. Tipico atteggiamento da servi dello straniero nell’anima. Sarebbe però bello evitare di fornire a tali miserabili degli assist così invitanti. Le statuine dei marò nel presepe hanno esattamente quella dimensione trash per cui la battuta sorge spontanea anche a chi abbia a cuore il caso di Latorre e Girone. Figurarsi che potrebbe tirar fuori Crozza con una cosa così.

Perché a tutto c’è un limite. Non è facendo i portacenere o le cravatte con la scritta “marò liberi” che risolveremo la questione, ma con un sussulto di orgoglio nazionale che o c’è nelle istituzioni o va loro imposto. La paccottiglia kitsch non serve e anzi danneggia questa presa di coscienza. La destra italiana dovrebbe capirlo e uscire finalmente dalla sindrome di Predappio. Decenni di gite fantozziane e di camicie nere sporche di ragù hanno già fatto abbastanza danni. Evitiamo di aggiungere al cafonal nazionalista anche i marò di cartapesta.

Giorgio Nigra

Commenti

commenti

5 Commenti

  1. Ho scritto le medesime cose nella pagina C’era una Volta l’Italia e sono stato subissato di critiche. Ho scelto un approccio durissimo con la Meloni ed ho scritto che queste strumentalizzazioni sono degne di una sinistra d’accatto. La vicenda va sensibilizzata a livello istituzionale con il coinvolgimento dei ministeri preposti; vanno presentate interrogazioni, va sollecitata la EU come fatto dall’on. Lara Comi. Deve essere coinvolta la cittadinanza a scendere nelle piazze. Le statuine nel presepe sono inutili e di una banalità incredibile, come fare i presepi sul barcone o mettere Maria nera e musulmana, provocazioni da 4 soldi. Agli stupidi che commentano come giuristi internazionali e credono nella colpevolezza dei fucilieri dico solo una cosa: VERGOGNATEVI. Senza una accusa, senza un processo emettono sentenze.

  2. Ma questa che è, una discussione o siamo all’asilo? Vedi, Sergio, io mi ritengo ben informato, ma ancora sono più convinto del fatto che non è una divisa ad assolvere le persone.
    “Senza accuse”…??? L’unica cosa che c’è sono le accuse… Questo non vuol dire che sono colpevoli o che sono innocenti. La richiesta dell’Italia è di processarli qui, non di liberarli. Ed anche se il premier fosse Meloni, la cosa non cambierebbe di un millimetro, perchè lo prevede il diritto internazionale (dubito che Sergio sappia cosa sia). Per la cronaca, i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di omicidio in quanto il 15 febbraio 2012 avrebbero, stando alle accuse, sparato dalla petroliera Enrica Lexie uccidendo due pescatori dell’imbarcazione St. Anthony, scambiati per pirati: si trattava del conduttore Valentine Gelastine e del pescatore Ajesh Binki, morti mentre gli altri nove membri dell’equipaggio dormivano.
    Il Tribunale del mare è chiamato a decidere una volta per tutte se i due marò andranno processati in Italia o in India

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here