GRILLORoma, 01 dic – Incipit vita nova. Per i penta stellati da venerdì scorso il mondo è cambiato. Ma cosa è successo? Giuseppe Piero Grillo si “sente un po’ stanchino” e ha deciso di farsi da parte lasciando il suo megafono in mano a cinque cittadini parlamentari. I prescelti sono: Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. I grillini non potranno più contare sulla verve dello show man genovese. E forse anche il guru Casaleggio prenderà le distanze dalla sua creatura. Quando un comico scende in politica la metafora cinematografica è inevitabile. Ci sembra così di assistere ad una cover del film Polvere di Stelle con Alberto Sordi e Monica Vitti. Un mediocre capocomico e una soubrette durante la seconda guerra mondiale riuscivano a fare il pieno di incassi. Al termine delle ostilità nessuno era più disposto a pagare un centesimo per assistere ai loro spettacoli. La saggezza popolare insegna che in tempi di magra non si butta via niente. Grillo è arrivato al momento giusto. I parlamentari venivano considerati come dei delinquenti in libera uscita. Lui scaltro ha saputo sfruttare a suo favore il vento dell’antipolitica.

Vediamo ora più nel dettaglio la parabola dei Cinque Stelle. La partenza fu in sordina. Correva l’anno 2010 e alle elezioni regionali il M5S eleggeva quattro consiglieri regionali tra Piemonte ed Emilia Romagna. Tre anni dopo il boom. Alle Politiche i grillini entrano in Parlamento con il venticinque per cento dei voti occupando centonove seggi alla Camera dei Deputati e cinquantaquattro al Senato. Finalmente ora i liberi cittadini erano entrati nella stanza dei bottoni. Non avevano un preciso programma ma prometteva di aprire il Palazzo come una scatola di tonno. I gruppi parlamentari erano e sono formati da ecologisti, liberisti, comunisti. Per dimostrare questa tesi non serve delineare un quadro complottista. Basta elencare le otto eminenti personalità proposte per il Quirinale. Le primarie per il colle più alto (Le Quirinarie) sono state fatte on line.


La più votata è stata Milena Gabanelli, coraggiosa reporter della Rai e del Corriere della Sera, che sogna di abolire il contante per far posto alle carte di credito. Una spina nel fianco per i banchieri. Medaglia d’argento a Stefano Rodotà. Grande giurista che ha trascorso quindici anni in Parlamento prima con i radicali,  poi con il Pc ed infine con il Partito democratico della sinistra di cui fu anche presidente. Bronzo per Gino Strada. Chirurgo pacifista che ha dedicato la sua vita alle vittime della guerra. Anche se negli anni settanta come capo del Servizio d’ordine di medicina (il famigerato gruppo Lenin) riempiva le corsie degli ospedali milanesi ammaccando in malo modo qualche pericoloso fascista. Poi, per la serie largo ai giovani magistrati: Gustavo Zagrebelsky (nominato giudice costituzionale da Oscar Luigi Scalfaro) Ferdinando Imposimato, Gian Carlo Caselli nemico giurato dei NoTav e dei mafiosi. Si tratta di toghe che sempre si tennero lontane da logiche partitiche. Non mancavano gli emblemi del libero mercato: la liberista Emma Bonino e il grande liberalizzatore Romano Prodi già amico dello speculatore George Soros.  E dulcis in fundo il partigiano repubblichino Dario Fo’. Il televoto grillino alla fine portò al Quirinale Giorgio Napolitano (il comunista preferito da Kissinger).

I parlamentari penta stellati si sono fatti notare per uno sterile ostruzionismo. Arrivati come i paladini della lotta contro le lobby e la partitocrazia sapevano solo lanciare slogan ed invettive. Di fatto sono stati i migliori complici dello status quo.

Torniamo al direttorio dei cinque prescelti da Grillo Beppe per dare nuova linfa vitale al movimento. Due irpini Di Maio e Carlo Sibilia. Due napoletani: Roberto Fico e Carla Ruocco. Ed infine il romano Alessandro Di Battista. Si tratta di persone che non hanno mai fatto politica attiva e che non hanno precedenti penali. Onesti ed immacolati come una vestale. Per molti commentatori questo è l’inizio della fine. Grillo, come Schettino, lascia la nave prima che affondi. Forse non sarà così ma mettiamo il caso che lo sia.

Cosa ci lascia il M5S? Avevano promesso reddito di cittadinanza, stop alle grandi opere, investimenti per le rinnovabili, basta con il finanziamento pubblico dei partiti. Nulla è stato fatto! È sin troppo banale dire ciò è dovuto al fatto che erano minoranza. Di fatto non sono riusciti a far valere il loro consenso. Sono stati partigiani 2.0. Al posto del mitra potevano contare su mouse e tastiera o su un performante tablet. Antiparlamentaristi sono diventati i difensori della Costituzione Italiana (pensata e scritta ad uso e consumo dei partiti). Nell’aula sorda e grigia hanno sventolato qualche simpatico cartello. Poi in concreto sono stati autentici ectoplasmi. È vero si sono ridotti lo stipendio ma questa è solo un gesto fine a se stesso.

La politica grillina è solo pura testimonianza. Per carità, si sono adattati ad una consolidata prassi. Ma avevano promesso di essere diversi.

Anche se a pensarci bene qualcosa hanno fatto. Hanno sbarrato l’avanzare dei “nazisti”. L’Italia, come la Grecia, rischiava di avere un partito simile ad Alba Dorata. Ed invece così non è stato. Il dissenso verso il sistema è stato deviato su un binario morto. Se c’è dolo o colpa non è dato saperlo. Ma il risultato è chiaro. Se Renzi e i suoi ronzini sono più in sella che mai devono dire grazie al lungo crinito comico genovese. Insomma, per chi ancora non lo avesse capito, il sistema sentitamente ringrazia.

Salvatore Recupero

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