Roma, 17 feb – Di questo passo finirà che a Piacenza quel carabiniere l’avranno accerchiato e colpito i fascisti. Troppo difficile guardare in faccia la realtà, troppo duro dire le cose come stanno, anche quando i fatti sono chiari, alla luce del sole, pienamente rivendicati. Poco importa che quella violenza sia stata l’epilogo di una manifestazione antifascista, volta a contrastare l’apertura di CasaPound. Poco importa che i due arrestati siano un immigrato e un noto attivista no Tav, legato al mondo dei centri sociali torinesi, i cui profili social trasudano antifascismo da ogni status.

E tuttavia, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha anche annunciato di essere andato all’ospedale a trovare l’esponente delle forze dell’ordine colpito, è giunto sino a negare l’evidenza: “Cosa c’entrano i principi della Costituzione, i valori dell’antifascismo, con l’aggressione brutale a quel carabiniere a Piacenza che era solo caduto per terra? Non c’entrano nulla. In Italia – ha aggiunto il ministro – la Costituzione, i valori antifascisti li difendiamo in piazza, nel comportamento quotidiano, in Parlamento, ma tutto questo lo facciamo sempre con le forze di polizia, che in Italia sono un pilastro fondamentale delle istituzioni democratiche”.

Facile, così: quando fanno i bravi sono antifascisti, quando fanno i cattivi non lo sono più, forse sono persino un po’ fascisti. Eppure, a ben vedere, sono più antifascisti i manifestanti di Piacenza di quanto non sia fascista Luca Traini, lo sparatore di Macerata, il quale non era militante di nessuna organizzazione e ha agito al di fuori di qualsiasi modalità d’azione fascista codificata. I manifestanti di Piacenza stavano invece mettendo in pratica una prassi politica collettiva con un chiaro retroterra ideologico, avevano un movente esplicitamente rivendicato, nonché un obbiettivo chiaro, che poi è lo stesso del partito di Minniti: togliere ai fascisti l’agibilità politica.

Esiste certamente una dialettica interna alla sinistra, talvolta anche molto aspra, per cui Minniti può rivendicare la natura antifascista delle istituzioni, e quindi anche delle forze di polizia, che di fatto giurano sulla “Costituzione nata dalla Resistenza” e difendono la “Repubblica nata dalla Resistenza”, laddove invece i centri sociali sono figli del mito della “Resistenza tradita”, che vedrebbe nell’Italia del dopoguerra ampie forme di continuità col precedente regime. Il modo in cui la sinistra intenda risolvere il dibattito è cosa che non ci riguarda e non ci interessa, anche se facciamo notare come i confini tra i due antifascismi – quello istituzionale e quello stradaiolo – siano in realtà più porosi di quanto non sembri, come dimostrano per esempio le recenti avance del gruppo l’Espresso al mondo dei centri sociali.

Resta in ogni caso un’evidenza che non può essere sottaciuta per ragioni di reciproche e confliggenti propagande: sia Minniti che i violenti di Piacenza sono pienamente, esplicitamente, consapevolmente antifascisti. Se a qualcuno non sta bene tale compagnia, cambi ideologia. Possibilmente senza cambiare la realtà.

Giorgio Nigra

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Commenti

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6 Commenti

  1. Sono,minnito e i pidocchi lozzosi dei centri sociali,dei comunisti, infami e vigliacchi come i partigiani assassini che uccisero e violentarono uomini, donne e ragazzine……..degni eredi di una ideologia deviata,spietati picchiatori e spacciatori seriali…….con l’aggiunta,fra i picchiatori, di qualche merda africana e magrebina…… Grazie pd, proteggete pure queste fogne umane,fra poco torneranno le armi……la parola brigate vi ricorda qualcosa?

  2. Ormai il giochino dei politici e giornalai che additano gli antifascisti (con tanto di bandierine) che praticano abitualmente e volutamente violenza e fanno casino, come fascisti è consolidato.
    Ci prendono per idioti come nulla fosse e c’è pure chi ci casca …
    Qui si va oltre i confini della realtà!

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