Roma, 19 dic – “L’Europa per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo, nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno”. Di tutte le citazioni sull’euro, questa di Bettino Craxi è certamente quella che meglio sintetizza ciò che realmente stiamo vivendo nello sciagurato condominio europeo.

Si cresce, si cambia, si ascolta, si migliora… e non si vuole più liberare l’Italia dall’Euro. Matteo Salvini ospite di Lucia Annunziata mette nero su bianco quello che gli addetti ai lavori sanno da mesi, ovvero che la Lega del “Basta Euro” non esiste più, e lo annuncia proprio mentre il duo Moscovici-Juncker umilia l’Italia ottenendo la riduzione del già misero deficit dal 2,4% al 2,04 in attesa di giungere all’accattivante 1,99%. Le giravolte di questi giorni sono strettamente connesse a quanto scritto da Marco Mori nel suo testo, fondamentale per capire chi ci ha ridotto in catene e chi rischia di rivestirle in acciaio portandoci definitivamente negli Stati Uniti d’Europa.


Il libro di Mori, “La morte della Repubblica”, ripercorre con estrema precisione le tappe che ci hanno condotto nella prigione monetaria, un percorso tanto tortuoso quanto oscuro all’opinione pubblica, che per un preciso calcolo politico non ha mai avuto la reale percezione di cosa stesse accadendo. Difatti, la stessa opinione pubblica che di tanto in tanto viene citata da sedicenti sondaggisti (con campioni di mille intervistati al netto di 55 milioni di elettori) non ha mai avuto la possibilità di esprimersi sull’unione monetaria, nemmeno a fatto compiuto.

Di grande valore è l’analisi del fallimentare modello “liberista”, un sistema economico sciagurato, superato e da mettere al bando come suggeriscono – neanche troppo velatamente – le pagine del libro. Pensare che il mercato si possa autoregolare secondo un illuminismo economico che pervade la finanza internazionale, le multinazionali, i ricchi imprenditori e così via dicendo, è davvero l’ultimo stadio del cretinismo tipico del “sonno della ragione” che viviamo dall’ingresso nel condominio europeo ad oggi.
L’attuale sistema liberista privo di regole usa e comprende solamente il linguaggio del profitto: massimizzazione dei profitti, minimizzazione dei costi (salari). Il che non pur non essendo di difficile comprensione risulta impossibile da spiegare poiché in totale contrapposizione con l’interesse generale della finanza che possiede e controlla la stragrande maggioranza dei mezzi di (dis)informazione.

La strada per un nuovo e più ragionevole sistema economico viene tracciata da Mori nella ‘passionale’ difesa dell’intervento dello Stato in economia, come del resto ci suggerisce la Carta Costituzionale che in materia economica rappresenta un faro di civiltà e modernità assoluta. A tale scopo è fondamentale riavere l’IRIsdoganare l’intervento dello Stato in economia, perché attualmente il Paese appare come un mercato in svendita in preda ad avventori stranieri senz’arte né parte che difficilmente perseguiranno l’interesse nazionale. Del resto oggigiorno non si bombardano più gli asset strategici del nemico, bensì si tende a comprarli per ridimensionarli o delocalizzare altrove, se la classe dirigente è così sciocca da consentirlo.

La stoccata finale arriva sulla fin troppo chiacchierata manovra economica, una manovra in avanzo primario che con un deficit risibile rischia di accelerare l’arrivo di una recessione che diversi economisti (Nino Galloni su tutti) danno come imminente. La follia di tassare più di quanto si spende è una costante da circa 25 anni, che casualmente coincidono con la costante riduzione della capacità di risparmio delle famiglie italiane, crollata fino a scomparire negli ultimi anni.

Le ultime pagine del libro sono intrise di speranze e proposte per liberare l’Italia dal ‘sonno della ragione’ che ci attanaglia da decenni, un sonno che ci impone di non perseguire l’interesse nazionale ma di difendere a spada tratta gli interessi della finanza internazionale in modo più o meno consapevole.

Ci riusciremo? Di certo sarà meglio dire di averci provato.

Claudio Perconte

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