Roma, 2 mag – Il Partito democratico è ancora nella mani di Matteo Renzi? Lo scopriremo alla direzione nazionale di domani, dove si dovrebbe votare per proseguire o no il dialogo con i 5 Stelle nel tentativo di trovare un accordo di governo. In realtà poi, l’apertura ai grillini è solo il casus belli. L’ex premier infatti vuole ridurre all’impotenza il reggente Maurizio Martina, Dario Franceschini e tutti i non-renziani. Perché di fatto Renzi, sebbene si sia dimesso da segretario, non ha mai smesso di controllare il partito (né di governare, con Gentiloni e compagni).

“Il Partito democratico non è monolitico, può essere che Renzi non abbia la maggioranza in direzione”, dice intanto Roberto Giachetti, ad Agorà su Rai Tre.
Eppure, non è neanche detto che domani ci sarà la conta. Magari la direzione si limiterà a decidere se confermare o meno la fiducia a Martina. L’agenzia Dire, poi, riporta che circolerebbe in ambito parlamentare un documento promosso dal “democristiano” Lorenzo Guerini e dai cosiddetti renziani moderati che sostanzialmente impegna la direzione nazionale a non “contarsi” nella riunione di domani. Questo perché “una spaccatura in questo momento – si sostiene nel documento – indebolirebbe il partito“. Ma, sempre secondo quanto risulta alla Dire, la richiesta di non contarsi non piace a Martina e ai non-renziani, che invece ci leggono il timore da parte dei fedelissimi dell’ex segretario di non riuscire a mantenere la maggioranza.

Insomma dopo che Renzi ha messo una pietra tombale sul dialogo con i 5 Stelle, i dirigenti vicini a Martina chiedono per domani che al reggente sia riconosciuta la piena legittimità nelle trattative tra le forze politiche in vista della formazione del governo (sempre Mattarella permettendo).

Ma la direzione nazionale di domani potrebbe essere semplicemente una tappa dell’ex segretario nel suo percorso personale che potrebbe portarlo a formare un partito tutto suo, in vista delle prossime elezioni politiche. Con buona pace di chi nel Pd pensa di contare davvero qualcosa.
Una volta che l’ex segretario si sarà liberato del fardello, vedremo che peso avrà il Pd al netto di Renzi e dei suoi.

Adolfo Spezzaferro

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