Roma, 17 mag – È cominciato l’incontro tra il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio a Montecitorio. Sul tavolo, oltre alla definizione dei punti rimasti in sospeso nell’accordo sul programma di governo, c’è il nome o la rosa di nomi da indicare al Quirinale come presidente del Consiglio. Di Maio e Salvini hanno assicurato che saliranno al Colle con un nome certo, che sarebbe quello di un “politico”, vincolato al “contratto di governo” sottoscritto dai leader dei due partiti.
A quanto pare, Lega e 5 Stelle sarebbero in accordo sul primo paletto: un parlamentare M5S come primo ministro. Secondo le ultime indiscrezioni i papabili sono: lo stesso Di Maio (che non ha mai rinunciato al suo progetto iniziale), Bonafede, Fraccaro, Crimi e Spadafora. Appare invece del tutto tramontata l’ipotesi staffetta tra il capo politico del Movimento e Salvini.
Al segretario della Lega dovrebbe essere affidata la guida del ministero dell’Interno. Mentre per gli altri ministri “di peso” i nomi più probabili sono quello di Giampiero Massolo – presidente del cda di Fincantieri – agli Esteri e del grillino Bonafede alla Giustizia. Il leghista Giancarlo Giorgetti è in pole position per il ruolo di sottosegretaro con delega ai Servizi mentre la Lega dovrebbe indicare i nomi per l’Agricoltura e il Turismo. Mentre il ministero dell’Economia e quello delle Politiche Ue dovrebbero essere graditi a Mattarella, il quale in questi giorni ha dato chiari segnali in tal senso. Sì perché, come è noto, il capo dello Stato darebbe l’assenso malvolentieri a un governo poco filo-Ue e poco attento ai mercati come di fatto è l’impostazione delle politiche proposte dalla Lega. Non a caso la fetta più grossa del Cdm andrebbe ai 5 Stelle, che appaiono più “rassicuranti” sia a Bruxelles che a Piazza Affari,.
Novità anche sul fronte del programma: nell’ultima versione della bozza di accordo tra i due partiti scompare il limite dei due anni previsto per l’erogazione del reddito di cittadinanza.

Su Rai Radio1, Mariastella Gelimini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ricorda che “se questo tentativo tra Lega e Movimento 5 stelle è stato possibile lo si deve al presidente Berlusconi che ha consentito che non si rompa il centrodestra da un lato, e dall’altro che avesse luogo questa possibilità di dare un governo al Paese dopo 70 giorni di stallo”.
“Sulle questioni più delicate, più difficilmente realizzabili, Lega e M5S stanno annacquando un po’ i contenuti della proposta – sostiene invece il responsabile della comunicazione del Pd, Matteo Richetti, intervenuto a Sky TG24 -. Si parla di aliquote fisse invece che la flat tax, e mi chiedo, rispetto alla situazione attuale, cosa cambi sulla fiscalità. Si parla di un reddito di cittadinanza che non si realizza fino a quando non c’è la riforma per i centri per l’impiego. Mi pare che gradualmente ci sia la consapevolezza che tutto ciò che si era promesso costituisce indebitamento importante e quindi si alleggerisce, e ciò che può diventare bandiera viene messo come contenuto principale. È una feroce operazione di potere, questo è evidente”. Richetti ha aggiunto: “La discussione di questi giorni sembra sempre più una discussione tra aziende che devono costruire un piano industriale e non una discussione tra forze politiche che devono condividere un’alleanza su valori e proposte. Anche questo è un elemento che allontana la nostra parabola politica, che spero sia di ripresa al più presto, da quello che stiamo vedendo”.

Il dato politico della trattativa Lega-5 Stelle è da leggere tutto in prospettiva: Salvini sta “abbozzando” rispetto alle richieste di Di Maio e Mattarella, ma ha un piano B (dove B non a caso evoca il Cavaliere): alla prima occasione in cui il governo non vada nella direzione delle proposte leghiste, tutti a casa e si torna al voto. Le urne premieranno Salvini e bocceranno Di Maio, responsabile prima di aver trattato con il Pd pur di governare, e dopo di non esser riuscito a portare avanti l’alleanza con la Lega. Il centrodestra prenderà il 40% e potrà governare da solo, con il leader della Lega premier. Con buona pace di Mattarella. D’altronde anche Napolitano si è dovuto far andare bene Berlusconi per un bel po’ di tempo. È la democrazia.

Adolfo Spezzaferro

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