angelino alfanoRoma, 17 ott -“Sull’immigrazione abbiamo messo l’Italia dalla parte giusta della storia”. Non si sa se ridere o piangere leggendo questa prosopopea dai toni epocali in bocca ad Angelino Alfano. Tanta sicurezza, evidentemente, deriva anche dal luogo: ieri il ministro dell’Interno era a “Patrimonio Italia”, il convegno dei giovani Imprenditori di Confindustria, a Capri. E quando sei a Capri con i “giovani imprenditori”, sentirti addirittura dal lato giusto della storia viene quasi naturale, quindi se la spari grossa nessuno ci fa caso.

Nel merito della questione immigrazione, poi, nessun luogo esprime maggiore chiarezza dei meeting di Confindustria. “Senza immigrati l’Italia non ce la farebbe”, spiega accorato il presidente Marco Gay, “le nostre aziende non ce la farebbero. I nostri conti pubblici non ce la farebbero e il nostro modello culturale fallirebbe”. Ah, ora si chiama “modello culturale”. Ma non è l’ormai conclamato legame fra l’immigrazione e il più retrivo, padronale capitalismo di stampo ottocentesco che vogliamo qui insistere, quanto sulla certezza che ha chi esprime simili tesi di trovarsi “dal lato giusto della storia”.

Già a settembre Alfano, replicando a Salvini, affermava di aver “collocato l’Italia dalla parte giusta della storia, dalla parte di chi salva vite, arresta gli scafisti e sequestra le imbarcazioni, mentre lui diceva che bisognava far morire quegli uomini, quelle donne, quei bambini che difronte alla certezza della morte attraversano il Mediterraneo con la speranza di arrivare vivi dall’altra parte”. Dove si sono già sentite queste parole? Ma sì, da Obama, che nel marzo 2014, nel pieno della crisi ucraina, spiegava di come Putin fosse “dal lato sbagliato della storia”.

Obama come Alfano: si faccia due domande il presidente americano. Ma almeno lui ha dalla sua una secolare tradizione messianica, quella sul “destino manifesto”, quello sulla nazione chiamata da Dio a guidare il mondo. L’orizzonte filosofico della contemporaneità è questo: doveva essere l’era dei labirinti postmoderni, del “politeismo dei valori”, del disincanto del mondo, e invece è l’epoca della riduzione delle scelte, dell’inaridimento delle prospettive. C’è nulla di più autoritario? La chiusura definitiva della storia, la negazione stessa della possibilità di una diversa visione. Esiste, anzi, un lato giusto e uno sbagliato della storia, esistono una ragione e un torto assoluti, esiste il bene e il male. Nel bene ci stanno Obama, i giovani imprenditori, Confindustria, gli immigrati, il Pd, i centri sociali, la Boldrini, Mattarella, Ban Kii Moon, Veltroni, Gramellini, Hollande, la Merkel. Più Alfano. E se tutto questo è bene, noi siamo il male.

Adriano Scianca

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