Roma, 25 giu – Strano mondo quello grillino. La Raggi tre anni fa batté i piedi affinché le Olimpiadi “del mattone”, come ebbe l’ardire di definirle, non si facessero a Roma, ma oggi cinguetta senza pudore congratulandosi con coloro che hanno collaborato per la vittoria dell’asse Milano-Cortina, che si è aggiudicata le Olimpiadi del 2026. Ma ad ogni modo è questa l’Italia bella, festosa e gagliarda che dovrebbe svegliarsi ogni mattina sapendo anche metter da parte le divergenze politiche quando occorre unità e compattezza. Come una testuggine: inquadrare l’obiettivo e non fermarsi di fronte a niente. È così che Beppe Sala coi governatori Fontana e Zaia, il primo del Pd e gli altri due della Lega, hanno festeggiato il successo assieme al presidente del Coni Malagò, il quale, ringraziando chi ha avuto il coraggio di dargli fiducia, ricorda chi invece non volle dargliene.

Opportunità straordinarie

L’Italia vince questa sfida con la Svezia, altra candidata ai cinque cerchi del 2026. È un affare da 4 miliardi di euro e si tratta del volano che, messosi in moto, crea a ripetizione, partendo da un singolo evento, lavoro e ricchezza, ricchezza e lavoro. Tre miliardi andranno nelle casse di Milano e della Lombardia, con un incremento di 22mila posti di lavoro. Per ogni euro investito ne saranno prodotti circa 2,7. Gli investimenti per le infrastrutture saranno grosso modo a carico dei privati mentre lo Stato si occuperà di garantire la sicurezza per un importo pari a 415 milioni di euro, ricavando entrate fiscali per un importo pari a 601 milioni. Ottocentomila euro andranno nelle casse della Valtellina e Milano, di sola tassa di soggiorno, incasserà circa 2,3 milioni di euro. Negli otto anni che vanno dal 2020 al 2028 vi sarà un incremento del Pil pari a 2,3 miliardi.

Numeri che dovranno essere confermati dai fatti, ma il punto fondamentale è che una nazione come l’Italia, se ha davvero l’ambizione si presentarsi in Europa e nel mondo come protagonista e non come spettatore, deve gareggiare ogniqualvolta si presenti l’occasione di salire sul palco di quelli che contano, di quelli che partecipano e che poi vincono. “Make Italy great again”, direbbe il Trump italiano che può essere rappresentato da tutti noi, da tutti coloro che credono nelle grandi qualità del proprio Paese e del popolo italiano che vuol uscire dalla marginalità cui è stato ridotto da una classe dirigente folle che col sorriso sulla bocca affermava di voler aprire le istituzioni come una scatoletta di tonno ma che è poi finita fagocitata dalla fame di crescita che imperversa nell’Italia di oggi. E dalla realtà soprattutto, che è quella di una nazione che vuol tornare a essere il centro dell’Europa e del mondo senza dover sottostare agli isterismi di quei grillini paracadutati dalla fortuna in stanze del potere che non sono in grado di gestire, sia per miopia ideologica, sia per incapacità personali.

Altro che decrescita

Milano e Cortina rappresentano un mondo di produzione e di benessere che, invidiatoci dal pianeta intero, traina con sé tutta l’Italia che troppo spesso si adagia sul letto morbido del cazzeggio e dell’indignazione demagogica, tenendo il muso per il rischio che la mafia metta le mani su un appalto o che la corruzione dilaghi o che i sindaci commettano l’abuso d’ufficio, proseguendo nelle amenità di una ideologia che vede nella decrescita felice il proprio mantra. Il tutto mentre Beppe Grillo, pensando di non far ridere, se la spassa in vacanza su una qualche barca a largo delle coste sarde. Marchionne, arrivato nell’agosto 2004 nella sede della Fiat e trovandola deserta, chiese da cosa diavolo fossero tutti andati in ferie dato che l’azienda stava perdendo 5 milioni al giorno. Ecco, ci dicano i grillini cosa diavolo debba decrescere se già il Pil ristagna sullo zero virgola e se la loro massima espressione di politica economica consiste in un reddito di cittadinanza erogato, ancora una volta, con ciò che invece viene prodotto dal lavoro frenetico di chi non si accoda a questo frignacciume eco & solidale.

Insipienza a Cinque Stelle

Dibba, rimbalzando da uno studio tivù all’altro, ha detto infatti, a proposito del reddito di cittadinanza, che “nei prossimi anni sarà sempre più necessario che ciascun cittadino lo percepisca”. Poi, proseguendo nella sua follia, che le auto private andranno eliminate poiché “lo Stato deve acquistare centomila auto elettriche e metterle in condivisione perché di automobili oggi in Italia ce ne sono troppe”. Poi la Tav va distrutta, le aziende del futuro dovranno soddisfare le richieste dei dipendenti come cambiare sesso e il modello agricolo da seguire è quello del Guatemala: una cooperativa dove non ci sono disoccupati, dove si coltivano semi autoctoni e dove tutto è comune. Questo è il portato della loro esperienza, con i sorrisetti melliflui e quel tono insopportabile di chi intenderebbe impartire lezioncine di buone maniere e ottime idee a tutti.

Roma, la capitale d’Italia, sprofonda nella monnezza, nelle buche e nell’insipienza dell’amministrazione pentastellata capeggiata da una Raggi. Il dramma è che, seppur ella riuscisse con un tocco di bacchetta a risolvere le questioni pratiche romane, magari senza far ingoiare il debito della sua città allo Stato, rimarrebbe inadatta al quel ruolo perché il politico, prima di proporre soluzioni, deve proporre una visione del mondo e della vita. La loro consiste nel toglierci le lacrime così da non poter neanche più piangere. E se ne andassero tutti in Guatemala e godersi la santa povertà senza vaccini, senza corruzione e senza Olimpiadi. Lasciandoci la nostra Italia.

Lorenzo Zuppini

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2 Commenti

  1. Articolo: […] si tratta del volano che crea a ripetizione lavoro e ricchezza, ricchezza e lavoro.”

    Scivolare sulla neve genera ricchezza? “Ospitare” villeggianti genera ricchezza? O si limita a spostarla in qua e in là, generalmente dal basso verso l’alto?

    Articolo: “Gli investimenti per le infrastrutture saranno grosso modo a carico dei privati” […]

    “Grossomodo”. Già.

    Articolo: “Numeri che dovranno essere confermati dai fatti […]”

    …e che invece i fatti smentiranno, evidenziando che a spendere sarà la collettività, quella degli “sfigati”, e a guadagnare i soliti “immanicati” amici degli amici (“Piove sempre sul bagnato”, recita un noto adagio). Quante volte dovrà ancora andare in replica questo film?

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