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Guardia CostieraCatania, 28 apr. – Le prove contro le ong sulla loro collusione con gli scafisti, costate l’ammissione a denti stretti da parte del governo, non si possono utilizzare in Italia perché si tratta di intercettazioni realizzate dai servizi segreti tedeschi e olandesi. Inoltre non sono state acquisite secondo le regole della procedura penale italiana. E per questo non si possono usare come evidenza in un processo. Sta di fatto, però, che quanto sollevato dal procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, sembra sempre di più un vaso di Pandora da cui emergono verità sconvolgenti. Si è parlato di un vero e proprio “servizio taxi” per i migranti operato dalle ong in combutta con i trafficanti di schiavi sulle coste della Libia.

Per mesi i servizi di intelligence del Nord Europa hanno monitorato rotte e comunicazioni da e per la Libia attraverso le navi militari del Eunavformed-Sophia e alcuni natanti “fantasma” che avrebbero avuto contatti e finanziatori sospetti. In tutto 13 navi la cui presenza nel Mediterraneo è fissa. Tramite Frontex la Procura di Catania ha analizzato le intercettazioni ed è emerso, secondo quanto dichiara Zuccaro a La Stampa che “Alcuni natanti delle Ong superano i confini delle acque internazionali, disattivano i segnalatori di posizione e ricevono chiamate dalla Libia in cui si dice: Stiamo per mettere in mare i gommoni, intervenite”. E dalla nave rispondono, “potete mandarli… noi siamo qui…”. Zuccaro riferisce anche di comportamenti ambigui di marinai libici in divisa, che non si sa se e a quale Guardia costiera rispondano.

Affermazioni dure, che hanno svelato una situazione su cui si è sempre taciuto. E ora, il governo, nonostante le ammissioni dei giorni scorsi, fa retromarcia. Nel Question time alla Camera il ministro dell’Interno Minniti ha detto: “Bisogna evitare generalizzazioni e giudizi affrettati, attenendosi a una rigorosa valutazioni degli atti”. E infatti Zuccaro non generalizza. Come abbiamo già riportato, il procuratore di Catania ha sempre tenuto a specificare che ci sono le organizzazioni serie e quelle meno, che purtroppo però nel Mediterraneo sono la maggior parte.

Intervistato anche da Repubblica il procuratore di Catania precisa che non intende fermarsi: “È giusto che un magistrato parli con gli atti giudiziari e naturalmente lo farò quando e se sarò in grado di formulare imputazioni nei confronti di singoli. Ma adesso, da magistrato, ho il preciso dovere di denunciare un gravissimo fenomeno criminale, per arginare il quale la politica deve intervenire tempestivamente”. Aggiunge infine che la sua preoccupazione, su cui sta indagando, è anche quella su chi realmente finanzia le Ong. Perché il dubbio che a dare i soldi siano finanziate dai trafficanti, che avrebbero come fine destabilizzare l’economia italiana, si fa corposo: “Stiamo lavorando per sapere chi sono questi finanziatori – spiega Zuccaro – se oltre quelli dichiarati ce ne sono altri e da dove provengono questi soldi. Che un’organizzazione come Moas possa spendere 400mila euro al mese è un dato che merita un approfondimento”.

E gli italiani nutrono diffidenza nei confronti delle ong: un sondaggio Ixè realizzato per la trasmissione di Raitre Agorà afferma che solo il 34% degli italiani ha fiducia, il 48% non si fida, mentre il 18% non si è espresso.

Alberto Palladino

1 commento

  1. Mi viene da vomitare dallo schifo!!!!
    Alto tradimento di servizi segreti italiani, politici di sinistra e chiesa che per mezzo di coop/onlus/centri vari si arricchiscono coi nostri soldi, ALTO TRADIMENTO! Gli interessi degli italiani calpestati da questo marciume.
    Ricordatevi del Piave!

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