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Roma, 20 nov – Alla fine è andata secondo le previsioni della vigilia. Il Movimento 5 Stelle conquista la presidenza del X Municipio di Roma, quello di Ostia, nonostante al primo turno la candidata Giuliana Di Pillo avesse raccolto poco più del 30%, ben 14 punti percentuali in meno rispetto al 44% di consensi raccolti da Virginia Raggi sul litorale romano poco più di un anno fa. Anche rispetto al ballottaggio la flessione è evidente, con la Di Pillo che si “accontenta” del 59,6%, lontana dalle percentuali bulgare del 76% con cui la “sindaca” sconfisse il piddino Giachetti. Il Movimento 5 Stelle in ogni caso fa bene a cantare vittoria per aver conquistato la presidenza, ma Di Maio si potrebbe risparmiare il “bluff” ed evitare di parlare di “effetto Raggi” in positivo. In poco più di un anno l’esperienza di governo pentastellato al Campidoglio fa perdere su un singolo municipio più di un terzo di consensi al Movimento, cifra che potrebbe essere ancora più consistente in caso di elezioni comunali, dove il giudizio sulla deludente amministrazione Raggi sarebbe più diretto e tranciante.

Sconfitta che brucia per Monica Picca, candidata unitaria del centrodestra (lei è espressione di Fdi ma era supportata anche dai centristi come Ciocchetti e da esponenti della lista Marchini), che, visibilmente provata oltre che dalla sconfitta anche dall’ora tarda, prova a giustificare il risultato attaccando CasaPound: “All’idroscalo, dove sono rappresentati i voti di CasaPound, noi abbiamo perso e loro hanno guadagnato circa mille (poi si corregge e specifica 800, ndr) voti”, dice strappando gli applausi del suo comitato elettorale. “Il voto degli Spada è andato alla Di Pillo?”, chiede ancora il giornalista. “Penso proprio di sì”, risponde la Picca, strappando ulteriori applausi e grida di giubilo dei suoi.

Ma è davvero così? Monica Picca ha perso perché i voti di CasaPound e “degli Spada” sono andati al Movimento 5 Stelle? Facciamo due conti. Intanto il dato più evidente è quello dell’ulteriore calo di un’affluenza già ai minimi termini, che passa dal 36% del primo turno al 34% del ballottaggio, circa 5 mila elettori in meno. Poi c’è il distacco abissale tra le due candidate, di quasi 20 punti: 59,60 per la Di Pillo e 40,40 per la Picca. Ben 11.500 voti. Se anche i 5900 elettori di Marsella al primo turno fossero andati in massa a votare per il centrodestra le cose non sarebbero cambiate. I 5900 consensi di Marsella vanno cercati in primis nei 5000 astenuti in più.

Le tartarughe frecciate più volte hanno invitato i propri elettori a non andare a votare. Considerando poi che il voto per CasaPound era molto “fidelizzato”, come dimostrano le 1800 preferenze prese dalla sola Chiaraluce e in generale i circa 3 mila voti con preferenza espressi, non è peregrino pensare che almeno la metà degli elettori di CasaPound sia davvero rimasto a casa. Dunque ne restano 3 mila scarsi, che difficilmente saranno andati a votare in massa per i 5 Stelle, bersaglio politico preferito dalle tartarughe frecciate, almeno dall’elezione di Virginia Raggi in poi.

E a Nuova Ostia come è andata? La Picca dando per buone le tesi di Repubblica e soci si accoda anche lei al mantra “CasaPound e Spada”. La candidata del centrodestra afferma che all’Idroscalo (seggio di Nuova Ostia) il Movimento 5 Stelle avrebbe preso 800 voti in più rispetto al primo turno (dati non ufficiali provenienti probabilmente dai suoi rappresentanti di lista, che andranno poi verificati). I dati ufficiali del primo turno però, raccontavano una realtà ben diversa: a vincere a Nuova Ostia era stato proprio il centrodestra con 1080 voti, di una manciata sopra al M5S. Marsella si era fermato a poco più di 500, meno della metà. Molti consensi anche per De Donno, con quasi 350 voti. Proprio i voti del prete antifascista e pro immigrazione sono finiti al Movimento 5 Stelle (è stato lui stesso ad annunciarlo), così come quelli della lista di Sinistra e della civica autonomista, altri 350 voti circa, per un bottino totale di circa 700 voti. La provenienza dei voti al M5S sembra dunque abbastanza chiara, è forse il mancato apporto al centrodestra dei voti di CasaPound a bruciare di più a Monica Picca.

Se CasaPound fin da subito aveva dichiarato equidistanza da centrodestra e M5S, in un primo momento da parte di Monica Picca e Giorgia Meloni c’è stato un tentativo di persuasione nei confronti dell’elettorato di Marsella: “guardiamo con interesse ai loro elettori, fanno un buon lavoro sul territorio”, avevano dichiarato. Dopo la famosa testata di Roberto Spada al giornalista Piervincenzi, anche il centrodestra e Fratelli d’Italia in particolare ha iniziato ad attaccare CasaPound, con uno dei leader storici Fabio Rampelli, che prese le distanze da CasaPound “noi i voti degli Spada non li vogliamo, a differenza di qualcuno”. Con la partecipazione poi alla manifestazione contro la “mafia” insieme a Libera e al Pd, poi il centrodestra si è allontanato ulteriormente da CasaPound, guardando forse con più interesse al 14% preso dal Pd al primo turno. Caso strano Monica Picca è passata dal 26% al 40%, con uno scarto del 14% che assomiglia tanto ai voti del Partito Democratico…

Davide Romano 

3 Commenti

  1. Ovvio che i sostenitori di CasaPound non avrebbero votato… che speravano.. possono incantare chi non vive sul territorio, chi vede i telegiornali manipolati ad arte, ma non chi conosce la realtà di Ostia perché ci vive

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