terrorismoRoma, 26 nov – Secondo Papa Francesco, “violenza, conflitto e terrorismo” si alimentano “con paura e disperazione” che “nascono da povertà e frustrazione”. Terrorismo figlio della povertà, quindi. Ma sarà proprio vero?

L’affermazione, nella sua genericità, ha ovviamente anche una buona parte di ragione, soprattutto per quel che riguarda l’estremismo nato e sviluppatosi in territorio extra-europeo, in seguito all’incapacità occidentale di stabilire un ordine magari anche egemonico ma non totalmente ed esclusivamente rapace, anche se ovviamente le cose sono sempre più complicate.

La frase suona invece un po’ stonata se messa in relazione con le stragi di Parigi, nate e progettate nel cuore dell’Europa da esponenti di quell’immigrazione di seconda o terza generazione che è cresciuta nella bambagia di un welfare tanto generoso quanto cieco.

Non viene certo dalla povertà Abdelhamid Abaaoud. Cresciuto nell’ormai famoso quartiere di Molenbeek da una famiglia di origine marocchina, l’uomo si iscrisse a Uccle, un comune vicino, alla scuola molto esclusiva di Saint-Pierre. Suo padre, commerciante piuttosto facoltoso, gli lascia la gestione di una boutique al centro di Molenbeek, anche se il commercio non è esattamente fra gli interessi principali di Abaaoud, che preferisce alcol, donne e vita sregolata, almeno fino alla conversione.

Neanche Salah Abdeslam e il fratello Brahim hanno il profilo delle due vittime della miseria. Figli di immigrati marocchini con cittadinanza francese, sono ricordati come due ragazzi sbandati e viziati. Brahim passava le giornate a fumare cannabis e a dormire. Era il proprietario di Le Béguines, un bar a Molenbeek, chiuso dopo che nella struttura era stata trovata della cannabis.

Anche Salah conduceva una vita di eccessi, mai sveglio prima delle tre del pomeriggio, passava il suo tempo a dormire perché in genere usciva e rientrava a tarda notte o il mattino seguente. Prima di lavorare come direttore del locale del fratello Salah era impiegato in un’azienda di trasporti a Bruxelles da cui fu licenziato nel febbraio 2011 dopo aver commesso troppe assenze ingiustificate. Insomma, gli Abdeslam la ricchezza sembrano averla scansata con tutte le proprie forze, causa mancanza cronica di voglia di lavorare.

In un articolo pubblicato qualche giorno fa, del resto, facevamo notare come, dati alla mano, la povertà non riesca a spiegare il disagio dei giovani delle banlieue, dato che la conflittualità cresce insieme alla ricchezza. La seconda generazione di immigrati, infatti, vive meglio di quella che l’ha preceduta. Il tasso di povertà è sceso dal 37 al 20%. Un terzo dei figli di immigrati nella fascia d’età 35-50 anni svolge un lavoro più qualificato del padre alla stessa eta. Sono meno numerosi a lavorare come operai (42% contro il 66%). E il 14% sono “cadres” (dirigenti di primo livello) contro il 4% dei genitori. Quindi pare proprio di capire che con il terrorismo Made in France, la povertà c’entri davvero poco.

Giorgio Nigra

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