Parigi, 3 lug – Alla fine pare che un accordo tra Italia Francia e Germania sia stato trovato. In anticipo di qualche giorno sul vertice di Tallinn, quando, tra giovedì e venerdì prossimi, si riuniranno in Estonia i ministri degli Interni dei Paesi dell’Unione per il Consiglio degli Affari Interni Ue. Parigi e Berlino hanno convenuto che Roma ha un problema causato dai continui sbarchi di immigrati che salpano dalla Libia e che le navi delle ong scaricano sulle coste italiane.

È stato così messo a punto, durante una cena di lavoro parigina tra il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, i suoi omologhi tedesco e francese, Gerard Collomb e Thomas de Maziere, e con il commissario europeo per gli Affari interni Dimitri Avramopoulos, un documento che l’Italia presenterà al summit di Tallinn, per arrivare a qualcosa di concreto. Anche se il ministro degli Interni estone, ha già fatto sapere che risposte concrete dal vertice di Tallinn non ne arriveranno, ma che ci si limiterà ad ascoltare l’Italia, “per vedere come affrontare la questione della protezione delle frontiere, dei porti e le relazioni con la Libia”.

In sostanza quello che la stampa già chiama “accordo di Parigi” prevede una regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle Ong e uno stanziamento di maggiori fondi per aiutare la Libia nel controllo delle coste. Alle navi che salvano i migranti dai naufragi sarà vietato entrare in acque libiche, spegnere i transponder e emettere segnali luminosi verso le coste per segnalare la loro presenza ai barconi in partenza. Tra i punti fondamentali in discussione, anche quello di una più equa redistribuzione dei migranti.

Un passo avanti per contenere gli sbarchi è stato fatto, quindi, o almeno così dicono. In un’intervista al Messaggero lo stesso Minniti afferma: “È prima della partenza che bisogna distinguere chi abbia diritto alla protezione umanitaria da chi non abbia i requisiti, la partita fondamentale si gioca in Libia, è a sud del Paese il vero confine meridionale dell’Europa”. Già, i confini, questi sconosciuti alle ong.

Quel che balza agli occhi leggendo il contenuto dell’accordo è che sono stati ammessi alcuni comportamenti che le ong hanno sempre negato, soprattutto quando scoppiò lo scandalo dei legami tra alcune organizzazioni e gli scafisti libici. Perché se da oggi le navi umanitarie hanno il divieto di entrare in acque libiche, di spegnere i transponder e di effettuare segnali luminosi verso le coste libiche, significa che fino a oggi queste cose sono state fatte.

Anna Pedri

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