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cartello-bilingue-svp-referendumBolzano, 21 – Si può svendere una tradizione, come quella della lingua italia che affonda le sue radici indietro nei secoli alle opere di Dante, Petrarca, Boccaccio e, fino a giorni nostri, con Alfieri, Bacchelli, D’Annunzio, per un “Sì” ad un referendum il cui esito era dato per scontato ma sul quale il governo ora trema come non mai? Nell’era dell’esecutivo Renzi la risposta è la stessa che il premier auspica uscire vittoriosa dalle urne. Poco male se per raggiungere l’obiettivo – sul quale, nonostante il voltafaccia successivo, il governo fonda parte della sua stessa permanenza a Palazzo Chigi – si deve fare strame di ogni buon senso, educazione e perfino dell’idioma nazionale: a Renzi servono voti, serve manovalanza alla campagna per il “Sì” e non esita a guardarsi intorno da qualsiasi parte per portare acqua al suo mulino. Dopo la mancata intesa con l’Anpi il premier tenta allora la strada, sempre interna alla sinistra, della Südtiroler Volkspartei, storico partito dell’Alto Adige che rappresenta gli interessi del gruppo linguistico tedesco nella provincia più settentrionale d’Italia.

A rivelare l’ipotesi di accordo con il movimento altoatesino è, oggi, Antonio Rapisarda sulle pagine de Il Tempo, il quale, riprendendo una notizia che da pochi giorni ha cominciato a circolare a Bolzano e dintorni, denuncia la svendita dell’italiano in cambio dell’impegno della Svp in favore della consultazione. Come contropartita l’Svp otterrebbe una profonda revisione della toponomastica locale, con molte località, vie e luoghi, montagne e valli che andrebbero a perdere la doppia denominazione in favore della sola tedesca. Addirittura esisterebbe già una lista: Malga di Silandro/Schlanderser Alm diventerebbe, con un’acrobazia linguistica, Malga Schlanderser Alm, altri invece come Punta Cervina e Castel Sarentino verrebbero trasformate tout court in Hirzer e Schloss Rafenstein. In totale, quasi il 60% delle denominazioni è a rischio. Ma il numero potrebbe perfino salire, perché esisterebbe anche una seconda lista comprendente un gruppo di nomi “sospesi”, fra i quali ad esempio la Vetta d’Italia/Glockenkarkopf nel comune di Predoiafra le montagne più a nord della penisola.

“Non è stata presa ancora nessuna decisione sull’effettivo utilizzo dei toponimi italiani. Si tratta infatti di una legge procedimentale e sarà un’apposita commissione ad occuparsi dei criteri”, si difende Arno Kompatscher, presidente della provincia autonoma di Bolzano. Il quale però si tradisce con una battuta: “La Svp da sempre sostiene che bilinguismo non significa binomismo“. Un piede in due scarpe, quello mostrato dal partito, che è conscio del suo essere serbatoio di voti (sia pur in decisa diminuzione rispetto ad un tempo) e può dunque vendersi al miglior offerente. Era già successo nel 2011, quando votarono per salvare la poltrona del  ministro Bondi, ottenendo in cambio la promessa del “depotenziamento” del monumento alla vittoria del capoluogo, quello costruito in onore delle decine di migliaia di caduti italiani nella Grande Guerra. Allora era la storia a venire spazzata via per decreto, ora è l’italiano.

Nicola Mattei

6 Commenti

  1. L’ennesimo, vergognoso affronto all’Alto Adige e agli italiani, tutto per mano dei soliti noti. Un tempo erano i comunisti, in combutta con il clero, a dar manforte agli autonomisti – che in molti casi non nascondevano simpatie hitleriane, ma si sa, pur di dare addosso all’Italia sarebbero scesi a patti anche con il diavolo. Oggi i loro ultra-degeneri figli proseguono sulla stessa strada. Ma come ha scritto Rovatti in un pregevolissimo articolo alcuni giorni fa, la Sovranità culturale è il primo bersaglio ad essere attaccato e per noi resta l’ultimo da difendere a spada tratta. Non possiamo dargliela vinta. A novembre, quando i “sud-tirolesi” scenderanno a Roma per affiggere i loro volantini dichiranti l’estraneità all’Italia dei territori in cui vivono, sarebbe il caso di rispondere a tono! Casa Pound organizzerà qualcosa? Dal canto nostro, pubblicheremo un vecchio lavoro del nostro Ferruccio Bravi, da sbatter sul loro grugno.

    Sandro Righini
    Gruppo di Studio AVSER

  2. Questi signori oltre a detestare l’Italia e gli italiani ci costano tantissimo grazie alle mille agevolazioni soprattutto fiscali di cui godono. Ricordo che non più di due o tre anni fa hanno promulgato una legge regionale per abolire l’obbligo di esporre il Tricolore nel rifugi alpini e che in quasi tutti i municipi dell’Alto Adige non viene esposta la bandiera nazionale.
    Questo accordo se confermato sarebbe la ciliegina su una torta ormai andata a male in cui quattro politicanti di merda senza autorità e senza dignità si piegano per l’ennesima volta alla volontà di una minoranza rumorosa solo per ottenere una manciata di voti che servono solo a loro e ai loro accoliti….che schifo!

  3. Seicentosessantamila morti e oltre un milione di mutilati per vedere oggi questi bastardi traditori orinare sul sangue dei nostri caduti, dei nostri martiri ed eroi. La rabbia è troppa, da togliermi il sonno. Come al solito spero che CP indica una manifestazione, a Roma o a Bolzano o dove pensa meglio, dove potremo accorrere per dimostrare che nonostante tutto alcuni italiani non si arrendono, ma anzi sono pronti a combattere di nuovo per il Tricolore e per una nazione nuovamente degna di tal nome.

  4. Quel pezzo di territorio è stato conquistato con innumerevoli morti e ora fa parte dell’Italia: chi vuole unirsi all’Austria ha tutto il diritto di fare le valige e andarsene, il territorio rimane italiano e con un programma di ricollocamento anche la popolazione può diventarlo.

  5. Mandiamogli qualche africano..di quelli che “bighellonano” al bar (come ha detto Renzi), li a Trento e Bolzano…
    sono i 30 denari degni di chi, da Giuda…ha dato il bacio omonimo all’Italia..

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