guerraRoma, 7 ott – Il solo fatto che un’azione di guerra dell’Italia debba essere discussa dalla Pinotti spiega da solo la farsa a cui stiamo andando incontro.

Prima di fare le guerre dovremmo fare gli uomini (e le donne).

Uomini in grado di dichiararle, gestirle, combatterle e possibilmente vincerle. Con gente di questo calibro, invece, non si può fare né la pace né la guerra.

I tentennamenti che stanno accompagnando questa nostra escalation sulla questione Isis sono del resto emblematici: il Corriere della Sera pubblica l’indiscrezione, Gentiloni nicchia, la Pinotti ci gira intorno… partiamo veramente, veramente male.

Non ne escono meglio, tuttavia, le opposizioni, dall’ineffabile Sel al solito Grillo, che agitano il feticcio del Parlamento. È incredibile come certuni siano incagliati in queste ritualità sterili, in questo formalismo procedurale, come se bastasse un dibattito soporifero, qualche dichiarazione di sconvolgente mediocrità e un voto pilotato per mettersi a posto la coscienza e accettare decisioni che scavalcano il Parlamento stesso e scavalcano pure l’Italia.

Mai come in questi anni di accelerazione, le nostre istituzioni si mostrano come superate, lente, fuori dal tempo e dalla storia.

Allo stesso modo, l’appello ai pacifisti fatto dal M5S appare surreale, come se tutta la questione fosse guerra sì/guerra no.

La realtà è che in guerra dovevamo starci già da un pezzo. In Libia, per la precisione, con un’azione unilaterale. E poi in Siria, dove peraltro bastava anche solo un sostegno economico, politico e diplomatico a chi il terrorismo lo sta già combattendo al posto nostro, da anni, da solo. Ma fare la guerra lì, dove ce n’era bisogno, sembrava un’idea folle partorita da qualche guerrafondaio fuori dalla realtà. Fare la guerra oggi, in Iraq, sembra invece una genialata.

Ma agire in Siria non si può, perché il governo siriano non ce l’ha chiesto mentre quello iracheno sì: questa, almeno, è la giustificazione che abbiamo letto sul Corriere della Sera. Quindi dopo quattro anni in cui si è disconosciuto, delegittimato, insultato, ritenuto criminale un governo, dopo aver fatto finta di non conoscere i suoi governanti premiati al Quirinale fino a pochi anni fa, dopo aver ripetutamente sostenuto politicamente e finanziato a suon di riscatti i tagliagole che volevano abbatterlo, ora ci rifiutiamo di aiutare Damasco perché il “feroce dittatore” non ce l’ha chiesto formalmente e gentilmente.

Niente niente ci stessero prendendo per coglioni?

Adriano Scianca

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