Roma, 18 mar – La sinistra italiana è assillata da un’ossessione: Salvini avrebbe riportato il razzismo in Italia. Niente, non c’è modo di dissuaderli. Ne sono proprio convinti, contro ogni evidenza. Certo, se la classe intellettuale sinistroide sviluppasse analisi più lucide a articolate, forse la sinistra politica potrebbe anche ricominciare a prender voti. E invece capita che tutto il gotha accademico progressista ripeta questa baggianata a mo’ di mantra. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Stefano Bartezzaghi che, in un’intervista rilasciata all’Huffington Post, ha dichiarato: «Salvini ha reso il razzismo accettabile».

L’uomo di paglia

Bartezzaghi, oltre a essere parente dei noti enigmisti Piero e Alessandro, è professore di semiotica presso l’Università Iulm di Milano, allievo di quell’Umberto Eco che, negli anni d’oro, portò avanti una battaglia di simile fattura contro Silvio Berlusconi. Il semiologo tenta dunque di spiegare all’Huffpost come Salvini starebbe rendendo accettabile il razzismo: «Non dichiaratamente, perché nessuno si proclama razzista in Italia, ma banalizzando: cioè, lasciando passare per naturali associazioni mostruose. Per esempio, quella tra i neri e i comportamenti criminali. È così che il razzismo è diventato, di fatto, più possibile di prima». Capito? I numeri ci dicono che l’immigrazione è chiaramente un fattore criminogeno nella società italiana, ma la colpa sarebbe di Salvini che lo fa notare, non del processo in sé e di chi lo ha foraggiato. Peraltro, che tutti i neri siano criminali non l’ha mai detto nessuno, e ci mancherebbe. Insomma, l’illustre semiologo Bartezzaghi fa qui ricorso al famoso straw man argument, l’argomento fantoccio: confuto la tesi del mio avversario, presentandola in maniera deformata e grottesca per poterla meglio attaccare. Chapeau.

Nel nome dei social

L’allievo di Eco analizza inoltre l’uso che Salvini fa dei social network: «Salvini ha fatto compiere un passo in avanti al populismo mediatico. Grazie ai social network, si traveste da uomo comune. E non è più come Berlusconi, che proclamava di essere un “presidente operaio”. Salvini rappresenta continuamente se stesso per quello che non è. E lo fa direttamente, camuffandosi». In pratica, il leader della Lega «è riuscito a scalfire la mentalità di un paese, il nostro, che è tradizionalmente un popolo di migranti, accogliente. Ha compiuto un movimento tipico di ogni smentita al politicamente corretto. L’invito a lasciar perdere i luoghi comuni (per esempio l’idea, banale, che gli uomini sono tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle che hanno) fa precipitare in un pregiudizio ancora anteriore (l’uomo nero che fa paura)». Il luogo comune che l’Italia sia un «Paese di migranti» e debba quindi accogliere tutti, ecco, questo invece a Bartezzaghi e alla sinistra non glielo leva proprio nessuno.

Elena Sempione

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