Roma, 11 feb – Il ribaltamento del televoto al festival di Sanremo in favore di Mahmood ha scatenato un vespaio di polemiche. Tra indignazione social ed esultanze scomposte, non è proprio un bello spettacolo. Eppure, se tutta questa baraonda ha un pregio, sta proprio nel fatto che la sinistra globalista ha definitivamente scoperto le sue carte. Senza più infingimenti, l’altrimenti paludato Corriere della Sera si è ad esempio profuso in un’ode sperticata del meticciato. Aldo Cazzullo, infatti, non ha dubbi: «La vittoria del ragazzo italoegiziano dimostra che, se vengono governati, i processi migratori sono un plus per l’Italia. Come in Gran Bretagna, Germania e Francia». Certo, adesso prendiamo pure le banlieue o Neukölln come modello di integrazione. O magari le truppe multirazziali dell’Isis, a questo punto.

Il popolo «fregato»

Ma qui non si tratta solo di elogi del meticciato e dei «nuovi italiani», cosa in cui la sinistra si è sempre più o meno apertamente cimentata. Quello che più colpisce, semmai, è la rivendicazione esplicita, quasi sfrontata, del suo orgoglio oligarchico. Leggere per credere il titolo di un roboante articolo di Roberto Arditti sull’Huffington Post: Con la vittoria di Mahmood le élite si prendono la prima grande rivincita dopo il 4 marzo 2018. Testuale. Dopo aver specificato che «in fondo in questa vittoria c’è tutta la vitalità di una nuova generazione», cioè – ovviamente – quella di «italiani di nuovo conio che sfondano le barriere della tradizione proiettando anche la nostra Italietta nel futuro globale», Arditti si dice convinto che «il punto è un altro». Ossia che le élite – incarnate dalla giuria – si sono prese una rivincita sul popolaccio che le ha condannate alle ultime elezioni: «Eccolo allora il capolavoro di questa edizione del vero momento catartico della nazione (cioè il Festival): le élite “fregano” il popolo, infischiandosene del suo volere».


Pian piano, la riflessione di Arditti si trasforma sempre più in un enorme lapsus freudiano: «D’altronde chi è più élite degli esperti, cioè i custodi della opposizione feroce al principio “uno vale uno”? È chi è più lontano dalla pancia del Paese (che parla via social) dei giornalisti, ancora lì a cullarsi nell’idea (anacronistica) di poter essere mediatori culturali tra i potenti e la gente, tra i fatti e le opinioni, tra il giusto e lo sbagliato? Dunque esperti e giornalisti hanno preso a calci nel sedere il popolo, riaffermando la loro supremazia (Mahmood vince, Ultimo perde) e finendo quindi per mettere in atto la prima vera grande rivincita dopo il 4 marzo 2018».   

L’élite contro la sovranità

Del resto, è stato lo stesso Di Maio a denunciare questa deriva, ormai apertamente rivendicata dalla sinistra globalista: «Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti da casa – ha scritto il capo politico del M5S su Facebook – ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic. E qual è la novità? Questi sono quelli sempre più distanti dal sentire popolare e lo hanno dimostrato anche nell’occasione di Sanremo». Tanto che il Codacons, l’associazione dei consumatori, ha addirittura chiesto di aprire un’indagine sul meccanismo della votazione: la vittoria di Mahmood a Sanremo, secondo il Codacons, avrebbe infatti leso gli interessi dei telespettatori, i quali hanno pagato per votare.

Ma al di là di tali questioni di contorno e – diciamolo – anche un po’ folcloristiche, il dato di fondo rimane: la «casta» non ha ancora imparato nulla dalle sue sconfitte. Dopo la Brexit, Trump e il 4 marzo 2018, la sinistra infatti, anziché provare a risanare lo strappo con le masse popolari, è decisa più che mai ad aumentare la distanza tra sé stessa e la «plebaglia» che, senza vergogna, pretende addirittura di votare. In altri termini, la sovranità popolare è ormai esplicitamente rifiutata in nome di un elitismo borioso e sprezzante. Tanto che qualcuno ha già ironizzato: alle prossime elezioni – o alla fantomatica riedizione della Brexit – la sinistra riparta dalla giuria di Sanremo. È questo, d’altronde, il sogno recondito dei globalisti: una democrazia senza popolo. Adesso, però, almeno lo hanno ammesso.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. Ma quale elite!!! Questa lurida verminaglia di raccomandati, finti rivoluzionari de noantri, figli di papà, che il Cheguevara avebbe fatto fucilare appena visti. Coglioni senza vergogna!

  2. Più di rivincita si tratta di AUTENTICO CAPPOTTO DELLA SINISTRA NEI CONFRONTI DEL POPOLO, basti considerare che il italia la sinistra ha, in oltre sei anni di governo ininterrotto, portato il divario tra ricchi e poveri a livelli inesistenti nel resto del mondo: nel nostro paese, il rapporto SALARI / STIPENDI DELLA CASTA, è il più basso al mondo IN ASSOLUTO e DI MOLTO. Il partito dei lavoratori (PD, PDS, DS, PCI) è riuscito ad ottenere il RINCOGLIONIMENTO TOTALE DELLA CLASSE OPERAIA!
    E’ proprio quello che meritano ampiamente i lavoratori del popolo che si compiace di essere il più furbo mai apparso sulla faccia della terra.

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