Roma, 10 set – Sta ancora tenendo banco la decisione unilaterale di Facebook di eliminare dalla sua piattaforma tutti i profili e le pagine riconducibili a CasaPound Italia e Forza Nuova. Come c’era da attendersi, l’azione del social network ha incontrato il favore di organizzazioni come l’Anpi e di numerosi esponenti del Partito democratico. A sinistra, tuttavia, c’è anche chi si è scagliato contro la censura facebookiana. Tra questi c’è senz’altro Piero Sansonetti. L’ex direttore di Liberazione e del Dubbio, sempre sensibile alla garanzia della libertà d’espressione, ha infatti commentato così la vicenda: «Penso che sia una misura sciocca e di tipo autoritario. Ogni azione di censura è sempre un’azione negativa».

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Sansonetti contro la censura


«Io sono per combattere la cultura dell’odio – ha detto Sansonetti all’Adnkronos – ma questa va combattuta con la cultura, appunto, con la capacità di parlare, di comunicare e di convincere». Del resto, Sansonetti era intervenuto venerdì scorso a Direzione Rivoluzione, festa nazionale di CasaPound Italia, partecipando a una conferenza proprio sulla libertà di stampa e d’espressione. «La cultura della proibizione, che sta invadendo un po’ tutti, è figlia dell’odio – ha proseguito Sansonetti – e quindi non solo non lo combatte ma ne è assolutamente interna perché proibire è la massima espressione di odio. La proibizione – ha concluso il giornalista – ha sostituito la vecchia cultura della violenza. L’odio va contrastato perché insopportabile e antisociale, ma proibire significa accrescerne la quantità».

Dal «vietato vietare» al «vietare tutto»

In effetti, è difficile dar torto a Sansonetti. Il direttore in pectore de Il riformista, del resto, appartiene a quella sinistra libertaria – sempre più minoritaria – a cui non è mai piaciuta la censura o la limitazione della libertà d’espressione, fosse anche dei nemici politici. La sinistra globalista e boldriniana di oggi, invece, è estremamente fanatizzata e dispotica, intollerante di fronte a opinioni che non rispettano l’etichetta del politicamente corretto. Lo chiamano «odio», ma in realtà si tratta solo di puro, semplice e costituzionalmente garantito dissenso.

Valerio Benedetti

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