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Roma, 9 dic – Tra i moderatori della pagina di Facebook delle sardine di Roma e di quelle di Milano c’è anche un personaggio tristemente noto negli ambienti della cosiddetta destra, ossia Filippo Rossi. Qualche tempo fa, sul suo blog sul Fatto Quotidiano, l’ex finiano di ferro (almeno fin quando Gianfranco Fini è stato in auge) aveva scritto: “Anche la mia destra è un po’ sardina. In fondo anche la destra, una buona destra, può essere un po’ sardina. Perché tattiche, obiettivi, priorità in politica possono essere diversi, ma i valori di civiltà no, quelli possono essere unificanti“. Una destra, sia chiaro, che nulla ha a che vedere con la destra espressa oggi nel Paese, quella del destra-centro insomma (data per vincente dai sondaggi). Anzi, è una destra anti-destra salviniana. In piazza con le sardine, ribadisce Rossi, “c’è spazio per chiunque si senta diverso dalla destra salviniana“.

L’ex consigliere di Viterbo: “Sono una sardina militante”

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex consigliere comunale di Viterbo, si definisce una sardina semplice militante. E precisa di appartenere a quella destra che strizza l’occhio alla piazza delle sardine (che però è una piazza di sinistra): “Esiste anche una destra liberale, moderata, che rifiuta l’estremismo. Questa destra non ha voce, non è rappresentata politicamente ma nella società civile c’è”. Sì, è vero, c’è, ma non scende in piazza con le sardine. Tuttavia il direttore artistico di Caffeina Festival si definisce di questa destra liberale moderata di cui parla e spiega che le sardine non sono soltanto un movimento anti Salvini: “Nascono contro un linguaggio politico violento, fatto di slogan vuoti, di rabbia e di odio verso gli altri”. Rossi è sicuro: quello di Salvini e Meloni è un “populismo pieno di rabbia”. Invece l’ex direttore della testata finiana Ffwebmagazine elogia le sardine per i loro contenuti espressi con pacatezza: “L’idea di scendere in piazza per dire che la politica non può riempirsi di slogan è un grande contenuto“. Se lo dice lui… E quando gli chiedono se il movimento – come è naturale che sia – si organizzerà in un partito, lui ovviamente invita le sardine di tenersi “il movimentismo per qualche mese, non è il caso di costruire un partito in un paio di settimane”.

Il direttore di Caffeina pensa a una nuova carriera politica?

Poi, certo, se proprio dovesse diventare un partito, magari Rossi ne farà parte, chissà. Comunque già sabato 14 sul palco della manifestazione di Roma vedremo se e come parlerà, la “semplice sardina militante”. Certo, qualcosa lascia pensare che Rossi voglia riciclarsi politicamente nelle sardine in vista di un qualche sbocco concreto in termini di rappresentanza istituzionale. Forse perché Rossi in passato ha dimostrato grande naturalezza, notevole disinvoltura (tanto, come sostiene lui, “l’appartenenza politica non esiste più“) nell’avvicinarsi ai partiti (così come nel fare processi sommari mediatici a quelle destre di turno che non gli andavano a genio). Il tutto, sia chiaro, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale: la carriera.

Adolfo Spezzaferro

4 Commenti

  1. In effetti a fronte del linguaggio, in alcune occasioni, “rustico” di Salvini e della Meloni … c’era bisogno dell’ intervento di qualche “semplice acciuga militante”, cioè le tematiche verranno meglio esposte dal signor Filippo Rossi, portando avanti cioè la tesi … insomma un po’ bisognerebbe essere anche dei Gretini, ispirati alle nullamiranti parole dell’ex avvocato degli italiani, quindi si tratta di ripensare … insomma diciamo che Salvini ha torto in generale per ora, altro non sappiamo.

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