Roma, 28 giu – Per bloccare l’invasione degli immigrati dalle coste libiche il governo ventila l’ipotesi del blocco navale, mediante la chiusura dei porti italiani alle navi straniere cariche di profughi pescati in mare. La decisione è arrivata contestualmente alla lettera inviata alla Commissione Europea, in cui viene spiegato che è insostenibile l’approdo in Italia di tutte le navi che fanno operazioni di salvataggio. Non c’è l’intenzione di smettere di salvare vite umane, semplicemente non si vuole che tutti coloro che partono dalle coste libiche arrivino in Italia.

Ormai siamo a quota 12 mila immigrati in 48 ore. Domattina a Reggio Calabria nel arriveranno altri mille. Persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Ottawa fa sapere che se si continua così la situazione diventa ingestibile. Parla di “fenomeno epocale” il Capo dello Stato e spiega che deve essere governato “con serietà” e “assicurando contemporaneamente la sicurezza dei cittadini”. Certo, chiudere i porti alle ong straniere sarebbe già un primo passo per contingentare l’invasione. Resta da vedere se si tratta solo di parole o se seguiranno anche fatti concreti.

Che le proporzioni dell’invasione siano diventate insostenibili per l’Italia, quindi, è cosa riconosciuta da tutti. E che l’Italia sia lasciata sola anche. Ma l’Europa se ne lava le mani e ribadisce che gli sbarchi devono restare sul groppone a noi: “La questione degli sbarchi è governata dal diritto internazionale”, afferma la Commissione ribadendo che le missioni nel Mediterraneo non sono in discussione. E pur riconoscendo la drammaticità della situazione nei porti italiani ormai al collasso, il commissario europeo agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos si limita a dire che l’Europa potrebbe dare qualche aiuto finanziario in più, ma che gli immigrati ce li teniamo. Quello che serve, però non sono tanto i soldi, quanto una fine agli sbarchi.

L’unica volta che l’Italia ha attuato un blocco navale fu 20 anni fa, quando nel 1997, di venerdì Santo, il governo Prodi mandò la marina a fermare l’esodo degli albanesi. La nave albanese Kater i Rades entrò in collisione con la corvetta italiana Sibilla. Fu una strage: 81 morti e 27 dispersi. I ministri di allora erano: agli Esteri Lamberto Dini, alla Difesa Beniamino Andreatta e agli Interni Giorgio Napolitano. Non propriamente dei sovranisti. Per mascherare il nome “blocco navale” si disse che la Marina Italiana era impegnata in un “pattugliamento concordato” e avrebbe dovuto fare opera di convincimento nei confronti di quelle che venivano chiamate “carrette del mare”, stracolme di albanesi in fuga dopo la fine del comunismo e in piena guerra civile. Fu un blocco navale a tutti gli effetti, che l’Onu criticò apertamente.

Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Ma possibile che ancora qualcuno non ha capito che tutta questa immigrazione forzata è gestita esclusivamente dagli stati uniti d Israele?? Il nostro problema sono loro non i negri. Questi ultimi sono un’ arma umana usata in modo criminale da quei bastardi a stelle e strisce. Non è che abbiamo politici incapaci! Ce li abbiamo corrotti! E chi è il corruttore? Sempre loro, i padroni del mondo, che gestiscono in tutto e per tutto il nostro governo. Questi non potendo farci una guerra con le bombe, ce la fanno con una immigrazione forzata.

  2. Perché non si mette una tassa per tutti gli stranieri extra-europei che provengono da paesi poveri e che una volta arrivati qua in Europa hanno trovato un lavoro in regola e si sono potuti costruire, grazie all’Europa ed agli europei che gli hanno accolti. Una tassa che sia automaticamente prelevata dallo stipendio di queste persone e che serva per aiutare i propri connazionali rimasti nel paese di origine e che serva per tirar su delle industrie, sviluppare il commercio, turismo o quant’altro, per sollevare l’economia di questi paesi, non qua in Europa, in questo modo l’accoglienza e l’umanità che hanno ricevuto qua la restituiranno ai propri connazionali e non come molte volte succede che quando dopo che uno ha superato il suoi problemi, e gli immigranti non son da meno, si dimentica degli altri. Una tassa che potrebbe anche essere utile anche per sostenere i costi spesi per limitare l’immigrazione che se continua di questo passo sarà un’invasione legalizzata.
    Spero che questa proposta, della questa sorta di tassa, sia letta da qualche statista e che la valutino opportunamente e celermente. E’ troppo facile venire qua in Europa piangendo miseria e poi quando dalla miseria si è usciti allora ci si dimentica di tutto e di tutti e nella miseria ci cade in parte la gente che europei lo sono da tutta la vita e che si trovano senza lavoro, con delinquenza e crimine saliti alle stelle..etc…etc….Questo non è razzismo, è anzi un tentativo di non giustificare sempre tutto per paura di essere razzisti, paura di fare una legge giusta per paura di passare per razzisti..etc..etc….una legge come questa sarebbe un passo avanti nella regolamentazione dell’immigrazione e nell’idea che gli stessi immigranti avrebbero di se stessi, non solo come qualcuno bisognoso di aiuto ma qualcuno che a sua volta deve aiutare e restituire in parte quello che gli è stato dato o quello che qua ha trovato, per migliorare la situazione economica del proprio paese di origine ed in parte calmare in flusso migratorio che qui da noi non potrà essere accolto all’infinito e senza limite.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here