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Sea Watch, il segreto del successo di Salvini? La stupidità dei suoi avversari

by Valerio Benedetti
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Roma, 3 lug – Se non fossero degli stupidi, potremmo quasi pensare che sono dei geni. Stiamo parlando, ovviamente, degli avversari di Matteo Salvini. Cerchiamo di seguire il ragionamento. Salvini lancia una provocazione, e loro fanno a gara a chi abbocca per primo. Ogni mossa pensata per contrastarlo, dalle «balconiadi» alla beatificazione di Mimmo Lucano, si traduce puntualmente in un aumento di voti per la Lega. Più Salvini si mostra nazional-popolare e social-genico, e più loro fanno le corse a chi è il più arrogante, antiquato e anti-italiano. Se non ci fossero loro, insomma, Salvini dovrebbe inventarseli.

Il caso Sea Watch

Prendiamo l’ultimo braccio di ferro tra il ministro dell’Interno e la sinistra: la vicenda Sea Watch. La sfida tra il «capitano» e la «capitana» sembra averla vinta proprio Carola, arbitrariamente liberata dall’ennesima «toga rossa». Da un certo punto di vista è così: la sinistra ha dimostrato di essere ancora forte, potendo contare su magistrati e funzionari a lei fedeli. Eppure, da un altro punto di vista, è Salvini il vero vincitore della battaglia: le evidenti forzature dialettiche e legali operate dai suoi nemici, in effetti, non hanno fatto altro che portargli ulteriori consensi. Tant’è che la Lega è ora proiettata verso il 40%.   

Salvini pigliatutto

Se ci riflettiamo bene, il leader leghista dorme tra due guanciali. Con un’opposizione così boriosa, impopolare e impacciata, Salvini può giocarsi tranquillamente la carta del «buonsenso». Carta sempre vincente, di questi tempi, con una sinistra mai così fanatica e a corto di realismo. Finché alla richiesta di più sicurezza e maggiori aiuti alle famiglie, per esempio, i progressisti risponderanno con più immigrazione e più gay pride, Salvini può dormire sonni tranquilli.

Al tempo stesso, il leader del Carroccio vive nella bambagia anche sul fronte interno: tutti gli errori marchiani dei pentastellati hanno infatti trasformato il M5S nel capro espiatorio perfetto. Ogni mancanza del governo gialloverde è colpa di Di Maio; ogni sua vittoria è merito di Salvini. E questo a prescindere dalle (evidenti) mancanze del ministro dell’Interno. Insomma, non è la «bestia» di Luca Morisi il segreto del successo di Salvini, ma l’ottusità dei Lerner, dei Fico e dei Saviano. Sono loro, infatti, i veri artefici di una Lega che veleggia ormai al 40%. Chapeau.  

Valerio Benedetti

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