Milano, 24 feb – CasaPound difende Milano. E lo fa in piazza, proprio davanti al Castello Sforzesco, nel giorno in cui in piazza Duomo a parlare c’è Matteo Salvini. Simone Di Stefano, leader di CasaPound e candidato premier per il movimento, in Largo Beltrami è riuscito, nonostante il freddo, a portare 600 persone. E in una giornata un po’ uggiosa, partita con qualche goccia di pioggia, è riuscito a portare persino il sole.

In tutta la campagna elettorale, quello di Milano è stato il primo comizio che si è tenuto all’aperto. È stato un’ovazione. Tranquillo, ordinato, appassionato, nello stile proprio della tartaruga frecciata. Anche il monumento, imbrattato da alcuni studenti che nella mattinata avevano protestato contro lo svolgimento del comizio di Simone Di Stefano e fatti allontanare a forza dalla polizia, era splendente e ripulito.

Insieme a Di Stefano la candidata di CasaPound alla regione Lombardia, Angela De Rosa, che ha illustrato il programma elettorale e le priorità in cui versa la Regione, ormai non più motore trainante dell’Italia intera.

A breve distanza, in un’altra piazza poco lontana, i compagni dei centri sociali hanno cercato di mettere a ferro e fuoco la città con un corteo contro il comizio di CasaPound, ma non ci sono riusciti. Solo qualche scontro con la polizia che è riuscita a limitare i danni e a respingere gli antagonisti. Quello che si preannunciava come un sabato di guerriglia a Milano è trascorso in maniera più o meno tranquilla.

Ed è proprio allacciandosi agli scontri di questi ultimi giorni, a Piacenza e a Torino, Simone Di Stefano prende lo spunto per aprire il suo comizio e rispondere così a quanti chiedono lo scioglimento di CasaPound, e chiede lo scioglimento dei centri sociali, che hanno preso una linea pericolosa e sono ricettacolo di figli di papà in attesa di essere parcheggiati in qualche banca.

“Sono sconcertato dal clima di tensione e violenza che sta segnando questa campagna elettorale – ha detto Di Stefano prima di salire sul palco – il nostro è un programma sociale avanzato che prevede il recupero della sovranità di questo Paese. Non vogliamo uno stato totalitario, difendiamo a spada tratta la Costituzione, vogliamo governare seguendo le regole”.

Dal palco, oltre a snocciolare il programma elettorale e i rischi a cui l’Italia andrà incontro senza una presenza forte come quella di CasaPound in Parlamento che impedisca di approvare le leggi dei soliti noti, in primis lo ius soli di cui nessuno sta parlando in campagna elettorale per il timore di non essere votato, ha tuonato: “CasaPound rifiuta la logica degli opposti estremismi e se ne frega della guerra civile”, specificando che “noi non siamo per lo Stato totalitario, non vogliamo sopprimere la democrazia e ci piace la libertà, tutti possano votare ed esprimersi. Lo Stato che immaginiamo si realizza compiutamente all’interno di questa Costituzione e della democrazia”. Giusto per mettere in chiaro lo cose.

Anna Pedri

 

 

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  1. Mentre anche “Il Giornale” diffonde notizie false “e tendenziose” si diceva una volta, CPI nella persona del suo segretario e di migliaia di militanti, propone un alternativa politica al marciume della politica italiana. A Milano CPI non era in corteo, bensì aveva organizzato un comizio autorizzato, non poteva essere altrimenti, da questura e prefettura. I Centri a-sociali da presidio fisso c3rcavano invece lo scontro fisico, con le Ff.Oo prima coi militanti di CPI poi. Ragazzi viziati e mantenuti vs uomini che proteggono il diritto costituzionale di fare campagna elettorale.
    Mancano 8gg alle elezioni facciamo ciò che è onesto e giusto per la Nazione.

  2. Dunque Ezra Pound non era fascista. Tanto da rinnegare la sua nazionalità e per questo farsi 18 anni di carcere una volta rientrato negli USA… Mi sa che sfugge qualcosa anche a te…

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