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Milano, 18 mar – Un bel tacer non fu mai twittato, e ieri l’assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino ce ne ha dato esempio pratico. Soccombendo all’irrefrenabile desiderio di commentare la strage avvenuta nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, dove 49 persone hanno perso la vita, Majorino ha diffuso questo messaggio su Twitter: “I terroristi della Nuova Zelanda fanno parte dell”album di famiglia’ dei sovranisti”. 



Ormai è la prassi: i primi a puntare il dito contro gli avversari politici accusandoli di “sciacallaggi”, “parlare alla pancia del Paese”, “fare propaganda politica sulla pelle dei morti”, sono puntualmente i primi ad approfittare del fiume di sangue versato da uno squilibrato per portare acqua al proprio mulino elettorale. I primi ad accusare i “fasciopopulisti” di avere creato il cosiddetto “clima di intolleranza” sono quelli che soffiano sul fuoco della polemica in maniera divisiva e fomentatrice di odio. Coloro che sono soliti bollare una serie infinita di attentati a matrice fondamentalista come “gesti isolati di un pazzo” sono stati prontissimi ad ascrivere la colpa di questa strage a un fantomatico “registro dei sovranisti” che coverebbe la scintilla della “jihad populista“. Per Majorino quindi saremmo tutti potenzialmente terroristi: ricorda un po’ quei beceri che immaginano vi sia una bomba sotto l’hijab indossato da ogni donna musulmana che incontrano per strada. Ma loro sono ignoranti e andrebbero rieducati, invece Majorino, dal suo trono di moralità può sciacallare su tutte le tragedie che desidera. 

Il tweet, come comprensibile, ha fruttato all’assessore una marea di insulti da parte degli utenti dei social, da quelli irripetibili ad altri più soft come “Trovo vergognoso che un rappresentante delle istituzioni accosti il terrorismo a chi difende l’Art.1 della Costituzione di un Paese che la paga per il suo mestiere. Se le è inviso il tricolore e ciò che rappresenta può dimettersi” o “Alla stessa stregua, si potrebbe dire che le Brigate rosse facevano parte dell’album di famiglia della sinistra. Starei attento alle attribuzioni ad minchiam”.
Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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