maurettoRoma, 27 ott. – Sit in, manifestazioni, proteste, rabbia. Come sempre quando si parla dell’arrivo di rifugiati, o presunti tali, nei quartieri di Roma, la tensione è alta. Non fa eccezione il Tiburtino III, storico quartiere popolare della capitale, dove da giorni la popolazione è mobilitata contro l’ampliamento di un precedente centro di accoglienza e il previsto arrivo di oltre cento nuovi rifugiati. Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato Mauro Antonini, referente nel IV Municipio di CasaPound Italia, movimento da sempre attivo su questo tema e presente nelle mobilitazioni di questi giorni.

Cosa sta succedendo al Tiburtino III?

Succede che la struttura che già da anni ospita rifugiati in via del Frantoio sta per essere allargata. La Croce Rossa si sta organizzando per trasferire i profughi presenti al centro Baobab. Per capirci quello vicino alla stazione Tiburtina, dove quest’estate si verificò l’emergenza e dove venne realizzato un vero e proprio accampamento.

Ma i residenti del centro Baobab non dovevano essere trasferiti temporaneamente in un albergo in disuso?

Sì esattamente. Il “Ferro Hotel” era stato messo a disposizione dalle Ferrovie dello Stato al Comune di Roma, ma la Croce Rossa si è accorta, solo dopo, che c’erano da fare lavori per 600 mila euro per l’adeguamento e la messa a norma dei locali. Questo ha creato una situazione di stallo che ha determinato la necessità di un’altra struttura d’emergenza. Ed eco che nasce il caso “Tiburtino III”, dove già si viveva una situazione al limite con i cento rifugiati già presenti. Di fatto verrà adibita una struttura adiacente a quella già presente: il problema però è che confina con una scuola materna, dalla quale è separata solo da una rete.

I genitori dei bambini sono preoccupati?

Sì ovviamente. Questi girano mezzi nudi, fanno la doccia all’aperto e sono a vista da parte dei bambini, visto che l’area per la ricreazione è attaccata al centro rifugiati. Di fatto non c’è alcuna distanza tra rifugiati e studenti. 12179049_10154289277019745_1065368273_n

Ci sono stati episodi di violenza? C’è rischio nuova “Tor Sapienza”?

Il rischio esiste assolutamente, la gente non è sicura ed è esasperata. Quando vengono coinvolti donne e bambini e la loro sicurezza, la tensione si alza, soprattutto in quartieri popolari. Un quartiere che già da quattro anni tollera una situazione difficile, visto che nel centro rifugiati precedente i problemi non sono mancati.

In queste zone si vive una con una sensazione di abbandono da parte delle istituzioni?

Sì, completa. La scuola cade a pezzi, i palazzi sono senza manutenzione ordinaria da tempo immemore. Le case popolari lì nei pressi necessitanti di manutenzione e mancano i servizi più essenziali.

Ieri avete manifestato sotto al Dipartimento elle Politiche Sociali del Comune di Roma. Cosa chiedete?

Chiediamo all’assessore Danese di collocarli dentro il suo ufficio, visto che è stata luna decisione arbitraria e senza preavviso, il trasferimento è stato fatto di nascosto e alla spicciolata. L’abbiamo incontrata e ci ha confermato che non è disposta a rivedere la sua decisione di collocarli in via del Frantoio. La realtà è che lei ha già le valigie pronte, con le dimissioni di Marino il 2 novembre non sarà più assessore, non ha interesse ad ascoltare i cittadini.  Lei ha un approccio ideologico, proviene dal mondo delle Ong, di “Save the children” ed è decisa ad andare avanti per le sue convinzioni politiche ed ideologiche. Lei non ha esperienza rispetto alla questioni sociali romane e ha un curriculum esclusivamente legato all’aiuto di cittadini stranieri.  Mentre ieri noi eravamo là sotto e non ci ha ricevuto, era all’Unicef con il prefetto Gabrielli. immigrati-castelvolturno-2

Quali cooperative hanno gestito il centro precedente? Chi gestisce ora la situazione?

Il centro era gestito dalla Eriches 29, sempre legata alla 29 giugno di Buzzi. I nuovi arrivi li stanno gestendo come emergenza direttamente dalla Croce Rossa.

Come proseguirà la protesta dei residenti?

Continuiamo nelle mobilitazioni, l’attenzione intorno a questa questione sta crescendo, nel quartiere è molto sentita. Noi cerchiamo di continuare su una via politica, ma è chiaro che la pazienza dei cittadini ha un limite.

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