Roma, 29 ott – Con la fine del governo in arrivo e le elezioni a breve, lo staff di Renzi si è dovuto confrontare con l’esigenza di preparare una campagna elettorale. Qualcosa di difficile perchè gli italiani sono gente che non si accontenta, c’è un po’ di confusione, tante variabili anche a livello internazionale, insomma serviva inventarsi qualcosa.

Fortuna che al PD ci sono solo cervelloni e l’idea allora è arrivata: “Si potrebbe fare un bel viaggio in treno a toccare tutte le 107 province italiane; un bel bagno di folla, qualche pacca sulla spalla agli operai, un paio di complimenti alle signore, un bel bacio a qualche neonato e via, verso la fermata successiva; in mezzo alla gente” ha osato qualcuno.

Renzi si è illuminato: una bellissima idea “e che non si dica che non siamo il partito della gente”. Ovviamente il PD possiede quei tratti giacobini ereditati da quel PDS di Occhetto che tanto li rivendicava e ha la presunzione di voler rappresentare il popolo con la ferma volontà di non farne parte, perchè insomma belle le vacanze popolari però meglio quelle a Capalbio.

Solo un totale distacco dai cittadini, dal clima del Paese reale, poteva permettere di illudersi e non vedere quale sarebbe stato il tragico esito di questa pagliacciata. Il convoglio è partito il 17 ottobre col solito codazzo comunicativo del PD: sito, foto, campagna social e nella prima settimana ha toccato città come Vasto, Ascoli Piceno e Reggio Calabria. In ogni città una folla urlante attendeva il treno: nessuno però intendeva abbracciare il guitto fiorentino, piuttosto era un tripudio di contestazioni, urla e sputi. Di fatto ogni fermata è diventata una trappola per l’ex premier che è andato, si direbbe per la prima volta dopo tanto tempo, a tastare il polso di questa Nazione che ha evidentemente governato, ma mai capito.

Qual è stata soluzione a questo problema imprevisto? Interrompere il progetto? Sarebbe stata una l’ammissione ed una resa. Andare avanti semplicemente? No: il viaggio sarebbe diventato una costosa campagna anti-Renzi. Quindi? Quindi – udite bene – il viaggio prosegue, ma le tappe sono state secretate: nessuno viene più avvisato, nessuno sa dove sia il treno di Renzi, e soprattutto dove sia diretto. Neppure i circoli locali del PD, perchè pare che fosse diventato difficile persino per i tesserati PD resistere alla tentazione di sputare addosso al buon Renzi una volta trovatisi faccia a faccia col segretario.

Così il treno del futuro, l’intelligente metafora del radioso leader che attraversa il paese per raccogliere consensi e raccontare l’Italia agli italiani è diventato un assurdo viaggio dalla logica sovietica per il quale la destinazione è sì l’Italia, ma senza dirlo agli italiani. Il leader del dialogo è diventato un misterioso viandante che peregrina in silenzio in tutte le città che nessuno sappia dove sia oggi, dove sarà domani.

Dov’è Renzi? Non lo sappiamo, potrebbe essere ovunque, ma per sicurezza evitate le stazioni ancora per qualche giorno.

Guido Taietti

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