Roma, 4 ago – In ordine sparso: il Pd e sodali hanno fatto diventare l’Italia il campo profughi d’Europa, riempiendola di clandestini e scaricando il costo sulle nostre spalle, hanno azzerato decenni di conquiste lavorative, smantellato l’articolo 18, proseguito sulla scia delle folli politiche criminali targate Ue e austerità. Impossibile per loro accettare che il responso delle urne li abbia severamente puniti. Dev’essere successo qualcos’altro. Ad esempio, può essere stata colpa dei tweet russi che avrebbero influenzato l’ultima campagna elettorale.

Una ricostruzione dei fatti già allucinante di suo, ma rilanciata potentemente nei giorni scorsi a seguito della pubblicazione di alcuni documenti che rivelerebbero come hacker di Mosca e dintorni siano stati particolarmente attivi nel corso degli ultimi mesi. Su una mole di tre milioni di cinguettii, alcuni di essi riguarderebbero l’Italia e “sarebbero stati protagonisti della diffusione di fake news, guarda caso a favore di Lega e M5S.


E se la vera fake news fosse invece proprio questa dei “tweet russi”? Riccardo Saporiti dela rivista Wired li ha passati al setaccio, scoprendo cose molto interessati. Sì, questi tweet esistono. Ma, anzitutto, quelli effettivamente collegabili all’Italia sono solo lo 0,6% del totale. In secundis, non sempre seguono la vulgata della propaganda a favore dei populisti, né sono tutti attivi nella sponsorizzazione di posizioni filorusse: “si trovano – scrive Saporiti – molti rilanci delle prime pagine del Corriere dello Sport e di Tuttosport. Testate che non si capisce come possano avere a che fare con la propaganda filorussa. C’è anche un tweet dedicato al trailer della settima stagione di Game of Thrones. Diversi anche i retweet di un cinguettio del giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi, critico sulla riforma fiscale del presidente Trump. E nei confronti di ogni “fesso che l’ha votato”. Non esattamente una dichiarazione in linea con una Russia che sostiene l’attuale inquilino della Casa Bianca”.

Non solo. Se davvero questi fantomatici “tweet russi” avessero realmente avuto intenzione, magari con la benedizione di Putin, di incidere realmente sull’esito delle elezioni, sarebbe lecito aspettarsi una loro intensificazione nelle settimane antecedenti il voto. E invece no: “Sono appena tre – spiega ancora Saporiti – i tweet pubblicati tra il 1° gennaio e il 4 marzo di quest’anno. Due dei quali proprio nel tardo pomeriggio del giorno delle elezioni”. Un po’ poco per poter affermare con certezza di aver trovato la “pistola fumante”.

Nicola Mattei

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  1. Abbiamo basi militari americane sul nostro territorio e ci preoccupiamo dei tweet russi. Decenni di cultura “progressista” ci hanno proprio rimbecillito.

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