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Roma, 9 lug – Perché la Boldrini fa così? Che cosa vuole dimostrare? Com’è possibile che dica una così grande quantità di stronzate a raffica? Queste sono le domande che sorgono spontanee guardando il video in cui la Presidente della Camera decide, durante una sessione d’aula, di fare gli auguri ad una deputata neo-mamma ignorando totalmente il compagno dell’onorevole, scatenando non pochi brusii e polemiche.



Se dovessimo ragionare e porre la logica alla base delle nostre dissertazioni, forse non basterebbe nemmeno il furor ideologico a giustificare le uscite della terza carica dello Stato. Non è possibile, anche Pol Pot era dotato di raziocinio. E allora ci deve essere qualcos’altro. Sull’onda delle polemiche per il post di Matteo Renzi sull’immigrazione, a sinistra è scoppiata la bagarre: molti lo hanno criticato e insultato aspramente accusandolo di inseguire “i populismi” e di non essere più “di sinistra”, altri (pochi) hanno tentato di giustificare la mossa comunicativa come escamotage per fare pressione sugli Stati europei (guidati da governi di centro-sinistra) che piazzano l’esercito ai confini e che respingono gli immigrati clandestini. Tanto ce li prendiamo noi. Ma prima o poi i conti con la realtà li deve fare chiunque ed è evidente che la situazione migratoria in Italia sia al collasso. E allora la Boldrini che fa? Non la dice la sua? Certo che si.

boldrini tweetSe è vero che Twitter impone la scrittura dei post entro 140 caratteri, è pur vero che il 7 luglio scorso in meno di un’ora la Boldrini ha scritto tutto e il contrario di tutto. Il tema di fondo dei 4 tweet in esame è, chiaramente, l’immigrazione.
“Chiudere i nostri porti? Idea non brillante, abbiamo bisogno di essere credibili per ottenere collaborazione degli altri (s)” Quindi, per ottenere la compassione degli Stati europei che fanno il minimo indispensabile per tutelare la sovranità, non dobbiamo chiudere i porti. Cioè dobbiamo far sbarcare in Italia tutti i barconi del Mediterraneo in modo tale da far impietosire i nostri cugini francesi o i vicini austriaci? Ok, bene così Presidente, ma può fare di meglio. E infatti: “Essere progressisti vuol dire essere europeisti e lavorare perché #Europa esca dal guado (s)”. Benissimo: anche la Boldrini si è accorta che l’Europa è in un gaudo (causato anche dai continui flussi di immigrati che invadono il nostro continente ogni giorno), ma ci pare di capire che per uscire da questo guado dobbiamo essere ancora più europeisti. Ma quale Europa? Quella del vertice di Tallin Presidente? Quella che ci ha (giustamente, ndr) mandato a quel paese? O quella di chi mette i soldati al confine? Lei sarebbe d’accordo? Ne è sicura? Ma ecco che arrivano le chicche: prima dice che “Delegittimare #Ong vuol dire avere come strategia lasciar morire le persone in mare. Ma non salvare vite è omissione di soccorso (s)” e poi conclude “Dobbiamo affrontare questione africana con un piano di investimenti se non vogliamo essere destabilizzati da fenomeno migratorio (s)”. Un attimo. Quindi sta dicendo che è possibile “aiutare gli africani a casa loro”? Ma non è la stessa cosa che dicono Salvini e Di Stefano? Ma come, anche la Presidente infettata dal “virus xenofobo”? Quasi, perché poi, nel frattempo che partano gli investimenti per un “Piano Marshall” africano, non si possono delegittimare le Ong, ovvero quelle associazioni finite nel registro degli indagati della Procura di Catania per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E la frittatina è fatta. La Boldrini ha detto tutto e il contrario di tutto con punte di “estremismo di destra”. Fantastico.

Al di là della facile ironia sul personaggio, la questione è un’altra. I tre argomenti di maggior dibattito nei media e al bar sono l’immigrazione, il terrorismo e la questione economica legata al lavoro. Su questo e solo su questo dovrebbero arrovellarsi i partiti. Perché sono queste le emergenze percepite come tali dai cittadini. E’ evidente che nell’attuale situazione socio-economica italiana ed europea i temi in questione non possano essere trattati che in modo radicale visto che sarà del 2017 il record degli immigrati sbarcati in Italia, visto che è già del 2017 il record di disoccupazione giovanile in Italia e visti i civili uccisi negli ultimi 3 anni nelle strade d’Europa per mano del terrorismo di matrice islamista. Radicale non vuol dire “estremista”, vuol dire deciso, chiaro, posizionato in maniera inequivocabile nello scenario dell’offerta politica. C’è chi affronta queste tematiche da anni proponendo soluzione che 4 anni fa venivano bollate come “razziste” (espulsioni dei clandestini e respingimenti dei barconi per citarne solo due) ma che adesso che la situazione è incontrollabile iniziano ad essere prese in considerazione anche da chi, governo italiano compreso, è stato il migliore sponsor degli scafisti e di tute quelle associazioni che lucrano sul business dell’accoglienza. E’ questo lo “spostamento a destra” dell’agenda politica.

Ma è davvero così? Dobbiamo essere contenti della presa di coscienza delle sinistre che hanno fatto dei diritti civili e del buonismo le loro bandiere politiche? Forse sarebbe più saggio non metterci il pensiero per due motivi:
1) Gli attori politici oggi ragionano solo ed esclusivamente in maniera tattica, mai strategica. Non elaborano proposte da qui a 10 anni, non hanno una visione delle cose e dello Stato da qui a 10 anni. Campano sulla scorta dell’emotività dell’elettore, reso ancora più persuadente dalla velocità e dalla quantità di informazioni alle quali ha la teorica possibilità di attingere. Per questo motivo le uscite di Renzi & Co. Non sono un’inversione di rotta, ma un mero calcolo politico, reso ancora più realistico dai risultati venuti fuori dalle recenti elezioni amministrative;
2) Nonostante la supremazia delle tecniche della comunicazione politica sul contenuto stesso, in politica conta chi fa, anche se spesso (per i motivi di cui al punto 1) l’elettore oggi tende a dimenticare molto più facilmente. Ed è per questo che oggi sentirete parlare Renzi come “un populista qualunque” oppure la Boldrini come “la Santanchè” di noialtri. Non lasciamoci ingannare.

Ulteriore pericolo è quello che chi si è fatto promotore di quegli slogan “populisti” possa addirittura farsi superare a destra dal Pd di Renzi. Non è follia. È la politica dell’oggi, dell’attimo, dell’imminente, per il quale tutti sono disposti a prendere posizioni stravaganti rispetto all’originario orientamento del partito di riferimento pur di raccattare qualche voto in più. Tanto poi l’elettore dimentica tutto e anzi, potrebbe addirittura trovare più attraente una posizione di “destra” del Partito Democratico reputandola come affidabile in virtù del fatto che il Pd è il partito di governo e quindi piò incidere, può fare, può essere meno ideologico “per il bene del Paese”.  E’ un rischio che potrebbe essere ridimensionato se Salvini e la Meloni fossero decisi nelle loro scelte, se la smettessero di inseguire ancora la vanagloria di Berlusconi, se il loro posizionamento fosse  chiaro e radicale, se non avessero permesso a Renzi di dire “aiutiamoli a casa loro” con i loro tentennamenti centristi. I sovranisti nostrani scelgano cosa vogliono fare da grandi al di là degli slogan, dunque. Che qui il tempo scorre veloce e il rischio di perdere terreno “a destra” a vantaggio del Pd o dei 5 stelle potrebbe addirittura apparire meno “folle” dei tweet della Boldrini.

Aurelio Pagani

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