Roma, 5 dic – Sempre più spesso la sinistra italiana ci regala momenti di sublime ironia (involontaria). L’ultimo in ordine di tempo ce lo ha donato Vauro Senesi, il vignettista tascabile di Santoro. Radical chic per scelta e autorazzista per vocazione, Vauro si è sentito ferito nella sua dignità (?) da Matteo Salvini. La causa scatenante è stata la campagna social varata della Lega in vista della manifestazione di sostegno al governo prevista per l’8 dicembre a Roma.  Per questa campagna sono state pubblicate foto di esponenti di sinistra particolarmente sgraditi al pubblico di destra (Saviano, Boldrini, Renzi, Fazio ecc.) con la scritta «lui (o lei) non ci sarà». Il punto è che su una di queste immagini è finito pure Vauro. Il quale, invece di rispondere a Salvini con una vignetta, è filato dritto dritto a piangere da Mattarella.

Vauro, infatti, ha inviato una lettera al presidente della Repubblica: «Sopra una mia foto – si legge nella missiva – campeggia la scritta “Lui non ci sarà” accompagnata dal simbolo ufficiale del suddetto partito [la Lega, ndr] con l’intento di connotare la mia persona come esempio negativo, un “Nemico” da additare al disprezzo ed alla rabbia di sostenitori e simpatizzanti del movimento sopra citato. Gli effetti violenti di tale uso della mia immagine sono già riscontrabili ampiamente in rete». Il vignettista, insomma, non l’ha presa affatto bene, perché Salvini «è segretario della Lega ma è anche vice premier e Ministro dell’Interno del governo in carica. A lui spetterebbe costituzionalmente il compito di proteggere ogni cittadino da rischi per l’incolumità sia fisica che morale. Il ministro non è nuovo purtroppo a posizioni discriminatorie e di istigazione contro cittadini italiani».

E ancora, rivolgendosi a Mattarella: «Trovo inammissibile che il Ministro dell’Interno del mio Paese inciti atteggiamenti aggressivi contro alcuni dei propri cittadini. Trovo preoccupante che nessuna carica dello Stato Democratico si senta in dovere di stigmatizzare tali atteggiamenti. La interpello con fiducia in quanto Lei rappresenta la più alta carica di questo Stato ed in quanto garante della Costituzione. Nel malaugurato caso che le minacce di cui, anche in conseguenza di questa campagna della Lega, sono fatto oggetto si traducessero in azioni volte a colpire la mia incolumità fisica riterrò il Ministro Salvini responsabile di tali atti». In pratica, Vauro può ritrarre il leader della Lega come un maiale, ma Salvini non può indicarlo come un suo avversario politico in una campagna social. Dalle chiavi inglesi al pianto da mammà. È proprio vero: non ci sono più i comunisti di una volta.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. certo che ci deve essere veramente una fila lunghissima al Quirinale;

    ricordo qualche tempo fa la mamma del traumatizzato dagli annunci razzisti su di un treno locale, che
    aveva appunto scritto al Presidente.

    suggerirei a Mattarella l’acquisto di un “elimina-code” con tagliandino strappabile come al supermarket.

  2. Comunistoide senza dignità,vile,vigliacco,codardo e senza ritegno……….dopo le sue vomitevoli pseudo vignette ironiche ora piange dal grigio inquilino del quirinale,il suo presidente,votato da quattro gatti comunistelli e che ora non rappresenta che se stesso……….. auguroni.

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