11258040_976267002407547_184626539386962762_nRoma, 11 nov. – “Ora l’agenda politica la detta la Lega”. Nessun ritorno al 1994. La manifestazione di Bologna e la tanto contestata presenza di Berlusconi, non sono una “riedizione di una storia politica passata”. E’ il pensiero di Raffaele Volpi, senatore della Lega Nord e vicepresidente di Noi con Salvini, che in un’intervista esclusiva al Primato Nazionale parla della manifestazione di Bologna e delle nuove alleanze politiche, dela rapporto con la Ue e del progetto nazionale di Salvini, delle prossime amministrative e di immigrazione, fino ad arrivare alla guerra in Siria.

Che piazza è stata quella di Bologna? Tra la “foto” del ’94 e quella del 2015 quali sono le differenze?

La piazza di bologna è la piazza di un inizio, l’inizio di una partecipazione verso quello che può essere il futuro del paese con un presupposto fondamentale: che prima bisogna mandare a casa Renzi. La fotografia del ’94 era la fotografia che segnava l’inizio di un’epoca, che è stata lunga ma dove sono stati fatti anche alcuni errori. Quello che si è visto sul palco di Bologna non è la riedizione di quel pezzo di storia politica, né del centrodestra né del paese, ma è qualcosa di assolutamente diverso.  Non esistono più le leadership di allora, ma c’è un movimento più popolare, dove le leadership verranno decise dalla gente sulla base di chi scende in campo. E la Lega è sicuramente protagonista.

Quindi la differenza principale è che ora Berlusconi è marginale e Salvini è di fatto il leader del centrodestra?

Matteo Salvini con la Lega da un anno stanno proponendo delle soluzioni ai problemi dell’Italia. Evidentemente quando tu sei in questa posizione sei quello che detta l’agenda politica. Abbiamo quindi chiesto agli altri di confrontarsi su questa agenda politica, è stato l’inizio di un confronto e non la fine di un percorso.

Ma quindi c’è stato un cambiamento nella Lega oppure no? In Europa, ad esempio in Francia, i vostri alleati come Marine Le Pen non stringerebbero mai un’alleanza con Sarkozy. Perché in Italia un’alleanza con Berlusconi è possibile?
fotoBologna
La realtà della destra francese ha un’origine che arriva da De Gaulle, una forma di una destra ampia e popolare. Ovviamente il fallimento di una parte del gollismo porta la Le Pen a raccogliere delle radici che sono ancora più profonde. Anche in Italia si è alla ricerca di una radice più vecchia ma di fatto più attuale, capace di superare un periodo di stallo politico un po’ consunto dalla storia e aggiungendo a tutto questo una critica forte a questa Europa. Quindi la nostra riproduzione in italia non è la copia della Le Pen ma la ricerca di quelle tradizioni, valori e localismo che vanno messi in rete per combattere insieme il moloch europeo. Ovviamente in questa fotografia bolognese ci sono tre persone che rappresentano elementi ben distinti: la Meloni e una destra che proviene anche da una storia di parcellizzazione, c’è Berlusconi che è ha rappresentato nel ’94 un momento di rottura alla fine della prima Repubblica e del post Tangentopoli e poi c’è Salvini, che non sta facendo il federatore, ma è quello che ha detto che bisogna ragionare a livello di localismi sul piano nazionale, valorizzando le specificità e riconducendole allo spirito del Piave, dove per la prima volta si faceva fronte comune contro un nemico. Uno spirito che oggi ritorna ed è quello che ci vede insieme nelle nostre diversità ma contro il nemico dall’altra parte del Piave, che oggi è l’Unione Europea.

Visto il riferimento al Piave, oggi la famosa battaglia viene spesso rievocata quando si parla di opposizione all'”invasione dei clandestini”. Nel centrodestra che abbiamo visto a Bologna quanto è centrale il contrasto allo Ius Soli?

E’ una battaglia assolutamente centrale. E’ chiaro che lo Ius Soli è solamente un pezzettino di globalizzazione localizzata. Se prima si parlava di globalizzazione culturale legata unicamente alla commercializzazione dei prodotti o alla semplificazione delle idee, oggi questa globalizzazione non la guardi più da fuori ma dall’interno. Lo Ius Soli fa parte di quel meccanismo dell’immigrazione controllata che è forma di sostituzione fondamentalmente anche culturale. Il senso di questo problema è il tentativo di introdurre una normalizzazione buonista e dall’altra parte una sostituzione: come spiega Houellebecq in “Sottomissione”, se non hai i tuoi orgogli sei anche pronto a venderti al peggio. volpiattaguile

Il progetto nazionale ha subito uno stop o prosegue?

Prosegue senza ombra di dubbio. Noi avremo il congresso della Lega a fine febbraio – inizio marzo, non c’è l’architettura ancora ma c’è il lavoro di due soggetti distinti, Lega Nord e Noi con Salvini. E’ chiaro però che a prescindere dalla forma elettorale che prenderà, il progetto è quello che parte da Bolzano e arriva a Lampedusa. Non servono alchimie ma consapevolezza: al nord c’è una storia dove la reinterpretazione della politica ha avuto tempi più rapidi, al sud la mala politica segna purtroppo il mezzogiorno di tutti i giorni. Anche al nord abbiamo problemi nuovi, ma siamo nella fase da un po’ di tempo di miglioramento di alcuni servizi. Noi siamo diversi. Se fossi un cittadino del Mezzogiorno piuttosto che chiedermi cosa ci fa la Lega al sud mi domanderei cosa ci fanno ancora questi che amministrano da cinquant’anni in quei palazzi, perché mi sembra che noi non abbiamo mai amministrato.

In vista delle prossime amministrative, su Napoli ora si parla anche della Carfagna come possibile candidato, mentre Lettieri da anni ha cominciato la sua campagna elettorale. Noi con Salvini ha scelto il suo candidato sindaco?

Noi sceglieremo. Io però penso che a livello locale come in quello nazionale servano i programmi. Purtroppo alle ultime regionali in Campania non ci sono stati programmi come non ci sono stati in Puglia. Noi non facciamo mai dei nomi, noi abbiamo una squadra di giovani preparati che è disposta a metterci la faccia. Come? lo vedremo insieme in caso di alleanze, non parlo di Carfagna e Lettieri perché dobbiamo prima capire cosa ne pensano i napoletani. Noi dovremo provare a cambiare la storia politica di Napoli, sia la Lega al nord che Noi con Salvini al centro sud sta valorizzando gente nuova, giovani e società civile vera: artigiani, esodati, disoccupati. Ci piacerebbe confrontarci con partiti che almeno provassero a rinnovare le loro classi dirigenti.

A Roma Marchini è un candidato sostenibile?

Marchini è un autoacandidato, lui è convinto della sua sostenibilità. Noi guarderemo anche  Marchini ma fino ad ora è una autocandidatura e poi a me sembra che a lui interessino poco i partiti. Roma a prescindere ha bisogno di un balzo in avanti, non si può lavorare solo sulle contingenze, bisogna guardare dal centro alle periferie e dare a Roma un ruolo che purtroppo ora non ha, sia in Europa che in un quadro mondiale, essendo una capitale che esiste poco dal punto di vista di autorevolezza a causa elle varie amministrazioni che si sono succedute, senza dare tutta la colpa a Marino. 

Allargando un po’ i nostri orizzonti, essendo lei membro per la Lega Nord della Delegazione parlamentare all’Assemblea Nato, rispetto allo scenario siriano e al nuovo protagonismo russo, come si pone un’area storicamente filo americana rispetto all’ipotesi di un mondo multipolare?

La multipolarità è utile per il volpidistefanoconfronto. In questo momento non penso ci sia una polemica rispetto al ruolo della Russia, che ha sempre cercato di intervenire in determinati quadri strategici. Penso che ci siano in crisi una serie di istituzioni che sono sovrapposte tra loro e con interessi diversi a partire dall’ONU, passando per la Ue, per arrivare alla Nato. Questa è una cosa da rivedere, non c’è dubbio che gli Usa hanno una problematica da affrontare ed ora devono vagliare, meglio soprattutto in scenari lontani, la loro capacità di intervento. In questi anni loro hanno impiegato risorse e uomini e non sempre hanno fatto le scelte giuste.

Parlando da italiani abbiamo la priorità di avere un nostro sguardo sul Mediterraneo, che ha bisogno di essere governato e non subito, ricominicando ad esserne attori pur non rinnegando le alleanze storiche. Aiuterebbe a risolvere i problemi che altri hanno creato per interessi loro, ricostruendo la capacità dell’Italia in un luogo che è il futuro, perché evidentemente noi abbiamo di fronte dei paesi, sia in nord Africa che in medio oriente, che potrebbero essere dei patner di sviluppo anche economico molto importanti, visto che le ricchezze ci sono. Protagonisti vuol dire anche essere cinicamente più pragmatici nelle scelte comuni, in questo momento siamo fuori dai tavoli importanti, nonostante l’alto commissario Ue per gli Esteri sia un’italiana non siamo considerati.

a cura di Daniele De Stefani

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