Roma, 30 set – Il governo giallofucsia vorrebbe imbarcarsi in una di quelle riforme epocali che ti garantiscono fama (anche triste, sia chiaro) per lungo tempo. La proposta di Enrico Letta di abbassare l’età per il voto a 16 anni infatti conquista tutti, dem e 5 Stelle. “Va benissimo“. E’ il parere entusiastico del premier Giuseppe Conte, che risponde a Skuola.net. “Negli ordinamenti giuridici si fissa una soglia anagrafica per la maturità psicofisica. Credo che i nostri ragazzi a 16 anni abbiano la piena maturità psicofisica”. Se ne occuperà il governo? “Credo che sia un tema più da sede parlamentare”, risponde il presidente del Consiglio. D’altra canto, Conte non poteva esimersi visto che poco prima di lui il capo politico del M5S Luigi Di Maio aveva scritto su Facebook “il voto ai sedicenni è una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza“.

Di Maio: “Se un sedicenne può lavorare e pagare le tasse deve poter anche votare”

Il ministro degli Esteri afferma: “I giovani in Italia vengono definiti, a seconda del momento, choosy, viziati, “gretini”: per noi questi giovani vanno soprattutto rispettati, ascoltati e messi al centro della nostra politica”. I giovani, spiega, “Sono una risorsa preziosa e sono il futuro di un’Italia che si informa, che partecipa e che deve essere valorizzata sempre di più. Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe almeno avere il diritto anche di votare e scegliere chi decide della sua vita. In alcuni Paesi il voto ai sedicenni è già previsto: in Scozia, Austria, in alcuni Lander tedeschi, in Argentina e Brasile ad esempio. Discutiamone subito in Parlamento, perché queste sono le riforme costituzionali che cambiano le prospettive di un Paese e che ci spronano a fare sempre meglio. Noi ci siamo e pensiamo che chi teme il voto dei più giovani, forse sa di averli traditi in passato, con scelte politiche che hanno creato povertà, mancanza di opportunità, danni all’ambiente che oggi proprio i più giovani stanno difendendo. Adesso è ora – conclude il ministro – di dare questo diritto a chi ha più futuro davanti”.

Calenda plaude a Letta: “Peso elettori meno giovani è preponderante”

“Trovo giusto dare il voto ai sedicenni per una regione semplice: il peso degli elettori meno giovani è preponderante e questo incide su una politica troppo a breve termine. Bravo Enrico Letta ad aver posto il tema”. Cosi’ l’ex ministro e leader di Siamo Europei, Carlo Calenda, su Twitter.

Monti boccia l’idea: “Un contentino demagogico”

“Per una volta sono del parere opposto a quello di Letta. Il nostro è un Paese che gestisce le proprie politiche contro i giovani, non sono convinto che dando il voto ai sedicenni questo cambierebbe“. Lo ha detto l’ex premier Mario Monti a Circo Massimo su Radio Capital. “Mi sembra leggermente demagogico cavarsela dicendo che dobbiamo mettere di più i giovani al centro delle politiche quindi bisogna farli votare. Do più importanza alla prima parte della frase -ha spiegato Monti -. Bisogna fare politiche youth-friendly più che dare loro il contentino del voto e continuare a fare politiche che li sfavoriscono”. I giovani, ricorda ancora Mr. Loden, crescono “sotto due ipoteche: quella ecologico-ambientale, che vale dappertutto, e quella del debito, che vale per alcuni Paesi. Per questo serve inventarsi una Greta del debito pubblico. Bisognerebbe far ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli”.

A che età si vota negli altri Stati

Oggi in Italia possono votare tutti i cittadini con almeno 18 anni d’età. Per l’elezione del Senato, poi, è richiesta l’età minima di 25 anni. Diciotto anni è la soglia minima per recarsi alle urne anche in Usa, Canada, Cina, India e Russia e in Ue, fatta eccezione per alcune realtà, come per esempio in Austria, Germania e Regno Unito. Nel maggio del 2007, il Consiglio dei ministri austriaco ha approvato l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 16 anni, mentre per poter essere eletti bisogna avere almeno 18 (35 per diventare presidente della Repubblica). La maggiore età è però rimasta a 18 anni. In Scozia gli under 18 hanno potuto votare al Referendum per l’Indipendenza del 2014 (ma l’esclusione dei 16 enni dal voto sulla Brexit ha suscitato notevoli polemiche) e, dal 2015, i più giovani possono esprimere il loro voto in tutte le consultazioni politiche (nazionali e locali) del loro Paese. In Germania il diritto di voto ai 16-17enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Land. Nel 2011 la Norvegia ha fatto una sperimentazione estendendo il diritto ai 16 enni per le elezioni locali.
Tra i Paesi extra europei che permettono il voto ai sedicenni figurano l’Argentina e il Brasile, Paesi in cui il voto nella fascia 18-70 anni è obbligatorio e chi si sottrae rischia una multa. Le urne sono aperte ai sedicenni anche a Cuba, in Ecuador – che prevede voto obbligatorio da 18 a 65 anni – e in Nicaragua.

Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. Non sanno più cosa inventarsi per racimolare nuovi consensi elettorali, dopo gli immigrati adesso pensano pure ai sedicenni che si sa sono i più facilmente influenzabili dalla propaganda globalista sorosiana(vedi fenomeno scioperi gretini per il clima)….

  2. Nemmeno se fanno votare anche i neonati il centrosinistra vince dopo che ha portato alla fame e schiavo dei banchieri stranieri il popolo italiano

  3. E’ una grande idiozia che non va presa minimamente in considerazione. Anzi, chi scrive è per ripristinare la maggiore età a 21 anni, e di conseguenza anche il diritto di voto.

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