Roma, 13 lug – Solo ieri uno dei “padri nobili del Pd” come Pierluigi Castagnetti rimproverava al Pd del neo segretario Zingaretti di non avere una strategia: “Spero che dall’Assemblea nazionale di sabato esca una linea che ci conduca da qualche parte”. Ora che l’Assemblea nazionale dei dem è quasi terminata, possiamo facilmente immaginare che Castagnetti resterà deluso. La “notizia” principale uscita fuori dall’hotel Ergife di Roma, dove gli esponenti del Pd sono riuniti oggi, è la conferma del pantano da cui il partito non riesce ad uscire: “Non si può andare avanti con un partito che è un arcipelago di luoghi in cui si esercita in modo disordinato la sovranità. Il regime correntizio appesantisce e soffoca tutto. Ci sono realtà territoriali feudalizzate, che si collocano con un leader o con un altro a prescindere dalle idee, solo per convenienza”.

Il Pd come alternativa (in)credibile

Parole pronunciate non da un avversario politico o da un esponente qualsiasi dei dem, ma dal segretario Nicola Zingaretti. “Dobbiamo cambiare tutto o non ce la facciamo a svolgere il nostro ruolo”. Quasi un grido di dolore rivolto all’interno. Pesa sicuramente il rinnovato attivismo renziano, con l’ex premier che ieri ha riunito i fedelissimi a Milano con l’intenzione non troppo nascosta di volersi “riprendere il Pd”. Eppure secondo Zingaretti, nonostante la palude interna i dem sono ancora “l’unica alternativa credibile a questa deriva italiana”. Le parole d’ordine di Zingaretti sono le classiche di chi non sa che pesci pigliare: “E’ ora di aprire una nuova fase, imporre un’altra agenda, non essere subalterni agli altri, essere proprietari del nostro destino”. Fuffa.

Gli attacchi a Lega e 5 Stelle


Tante buone intenzioni corredate qualche attacco qua e là contro 5 Stelle e Lega di Salvini. I grillini “hanno perso l’anima, sono diventati un’amara stampella, tanti elettori se ne stanno accorgendo”, mentre la Lega “è la vecchia destra che torna, per batterla non serve più urlare ma un piano per l’alternativa. Basta con la timidezza”. Nell’epoca della politica basata su personalismo e leaderismo, Zingaretti rilancia l’idea della “comunità organizzata” e del “partito che sopravvive ai suoi leader”. Idee nobili ma che appaiono leggermente fuori dal tempo.

Il resto della discussione più che tentare di avere un respiro esterno e di conquista politica, sembra tutta rivolta verso l’interno. tengono banco le beghe tra correnti e questioni di lana caprina che interessano solo gli iscritti: separazione delle cariche di segretario e candidato premier, consultazione online sul programma e apertura ai non iscritti. Insomma bisogna rifare lo statuto del partito – per Orfini andrebbe addirittura “stracciato” – per arginare i renziani che si oppongono alla divisione tra segretario e candidato premier e per concorrere con i 5 Stelle sul piano della democrazia diretta/digitale.

La concorrenza ai pentastellati viene esplicitata da Zingaretti così: “In autunno saremo pronti con la nostra nuova piattaforma online che non sarà un commentificio alla Rousseau, ma un luogo di partecipazione”. Il resto sono altre polemiche interne, le opinioni di Giachetti e cose così. Insomma l’eventuale rilancio del Pd dopo questa Assemblea nazionale appare per assurdo ancora più improbabile.

Davide Di Stefano

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