Londra, 24 mag – Gli Stati Uniti vogliono Julian Assange a tutti i costi. Contro il fondatore di WikiLeaks infatti sono stati emessi 17 nuovi capi di imputazione negli Usa per la pubblicazione nel 2010 di informazioni classificate del Pentagono e del dipartimento di Stato che gli aveva passato l’ex analista militare Chelsea Manning. Il 47 enne Assange, che si trova a Londra, dove è stato arrestato il mese scorso dopo quasi sette anni di asilo nell’ambasciata dell’Ecuador, era già stato accusato dagli Stati Uniti – che ne chiedono l’estradizione – di “cospirazione per commettere un’intrusione informatica per aver acconsentito a crackare la password di un computer riservato del governo Usa”, scaricando i file insieme alla Manning. Non c’era dunque alcun esplicito riferimento alla pubblicazione dei materiali segreti.

Le nuove accuse

Le nuove accuse ad Assange riguardano invece la violazione dell’Espionage Act, una legge del 1917 pensata per i traditori che passano informazioni al nemico. In tal senso, va detto che per molti il ricorso a questa legge rappresenta un precedente pericoloso per la libertà di stampa. Numerosi file della Manning erano stati pubblicati da WikiLeaks in collaborazione con il Guardian. “E’ pazzia. E’ la fine del giornalismo sulla sicurezza nazionale e del Primo emendamento“, della Costituzione americana sulla libertà di parola, di stampa e di riunirsi pacificamente, è stato il commento di WikiLeaks via Twitter. Dopo l’arresto a Londra di Assange, il Guardian aveva auspicato che non venisse estradato negli Stati Uniti. La Manning era stata condannata nel 2013 a 35 anni di carcere in base all’Espionage Act, prima di essere graziata dall’ex presidente Barack Obama. Le pene previste vanno dalle multe economiche alla condanna a morte.

“Seri danni alla sicurezza nazionale Usa”

“Assange, le affiliate di WikiLeaks e la Manning hanno condiviso il comune obiettivo di sovvertire le restrizioni di legge sulle informazioni classificate per divulgarle”, sostiene il governo Usa. “Molti di questi documenti erano classificati a livello ‘secret’, e ciò significa – spiega l’accusa – che la loro divulgazione non autorizzata può causare seri danni alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tra i documenti pubblicati da WikiLeaks anche quelli relativi agli abusi e alle torture compiuti dall’esercito americano in Afghanistan e in Iraq.

“Assange non è un giornalista e quindi non è immune”

Molti sostengono che l’incriminazione di giornalisti per il loro lavoro rappresenti una violazione del Primo emendamento Usa sulla libertà di parola e stampa, ma il caso non è mai stato messo alla prova dei tribunali perché il governo non ha mai condannato un reporter in base all’Espionage Act. Washington sostiene che Assange non sia un giornalista e quindi non può essere considerato immune per la pubblicazione di materiale classificato. A suo tempo, l’amministrazione Obama ha preso in considerazione l’ipotesi di incriminare Assange in base all’Espionage Act ma non lo ha fatto proprio per non minare il giornalismo tradizionale.

Ludovica Colli

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