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Roma, 2 ago – Chi ha compiuto l’attacco hacker contro il Centro elaborazione dati (Ced) della Regione Lazio, disattivando anche il portale Salute? L’autore (o gli autori) è al momento ignoto, ma secondo la Polizia postale che sta indagando sulla vicenda è possibile che l’attacco sia partito dall’estero. Ci sarebbe pure una richiesta di riscatto in bitcoin, su cui gli agenti stanno cercando di far luce. Sta di fatto che i danni al portale della Regione guidata da Nicola Zingaretti sono senza alcun dubbio pesantissimi.



Attacco hacker alla Regione Lazio. Zingaretti: “Terrorismo”

Proprio Zingaretti non esita a definire l’offensiva hacker un ‘attacco terroristico’. “Stiamo difendendo in queste ore la nostra comunità da questi attacchi di stampo terroristico. Il Lazio è vittima di un’offensiva criminosa, la più grave mai avvenuta sul nostro territorio nazionale“, afferma Zingaretti. “Gli attacchi sono ancora in corso. La situazione molto è seria e molto grave”, spiega il presidente della Regione. Oltretutto, se davvero è stata avanzata una richiesta di riscatto la faccenda si fa ancor più complicata. Perché secondo molti esperti in questi casi per ottenere la decriptazione dei dati hackerati l’unico modo è proprio pagare il riscatto.

A rischio i dati di Mattarella e Draghi

Intanto il sistema informatico della Regione resta bloccato, con evidenti pericoli per la sicurezza pubblica. La paralisi ha mandato in tilt anche le prenotazioni dei vaccini. Ma non è tutto, anzi. L’aspetto senz’altro più inquietante è il fatto che tutte le attività regionali siano adesso messe in crisi. Dagli appalti pubblici, ai documenti dei cittadini. Si tratta poi di un’indagine particolarmente delicata, perché come spiegato dal Corriere della Sera, tra i dati personali bloccati ci sono pure quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del premier Mario Draghi.

La malavita organizzata e l’ipotesi di una talpa

“La malavita organizzata e transnazionale ha scoperto che questo genere di reato è molto più redditizio con un ideale rapporto costi-benefici. Da due-tre anni assistiamo un aumento esponenziale di ricatti informatici non solo a istituzioni pubbliche ma anche ad aziende private grandi e piccole. Non sparano nel mucchio, ma agiscono dopo aver raccolto informazioni dettagliate in modo da calibrare le richieste di denaro, sempre in bitcoin per rimanere anonimi, sulla base delle effettive disponibilità delle vittime”, dice il direttore della Polizia Postale.

Intanto Gabriele Faggioli, presidente del Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica), fa notare che non è da escludersi neppure l’esistenza di una talpa. “L’idea che ci siamo fatti al Clusit è che l’attacco hacker contro la Regione Lazio si configuri esclusivamente come attività criminale, non legata ad aspetti di tipo ideologico. Niente no vax ma cybercrime puro, finalizzato ad ottenere un riscatto in forma di bitcoin. Non ci sono evidenze di attività di social engineer e phishing, quindi dietro tutta la storia potrebbe esservi una persona che conosce bene i sistemi della Regione, con una consapevolezza tecnica ben specifica. Non sorprenderebbe – dice Faggioli allAnsa l’esistenza di una talpa, anche esterna. Visto l’interesse sui vaccini, ulteriori attacchi sono attesi un po’ ovunque, dentro e fuori dal Paese”.

Alessandro Della Guglia



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6 Commenti

  1. Ogni tecnico è una potenziale talpa, volente o nolente, direttamente o indirettamente… buon divertimento (con i soldi altrui!) !

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