Bergamo, 7 feb – E’ sempre più evidente come le sedicenti “femministe” siano schierate a favore dei diritti delle donne: ma solo per quelle che, a loro avviso, meritano di essere difese. Le isteriche appartenenti a “Non una di meno” hanno fatto, a Bergamo, richiesta ufficiale di cancellare un convegno pubblico. Il problema? E’ stato promosso dal Consiglio delle donne di Bergamo e dal Centro di Aiuto alla vita (una realtà storicamente presente nel territorio bergamasco che ha fatto dell’assistenza alle donne gestanti in difficoltà la propria missione) nell’ambito delle celebrazioni la quarantunesima “Giornata della Vita”.
L’iniziativa pubblica promossa dal Consiglio delle donne per discutere delle opportunità da offrire alle donne in gravidanza, creando una “rete di supporto” è ora in forse grazie al “provvidenziale” intervento delle femministe.



“Non è possibile sacrificare l’autodeterminazione delle donne per sostenere una difesa delle nascite e della vita a ogni costo” sostengono le appartenenti a “Non una di meno”.
La polemica è accesa, tanto che è stata “costretta” ad intervenire la presidente nazionale del Movimento per la Vita, Marina Casini Bandini.
La ferrea volontà delle bercianti paladine dei diritti femminili viene definita “veramente pittoresca e grottesca” dalla Casini Bandini: “viene da ridere, se non fosse per il tempo che si perde a riportare le cose alla realtà. Infatti , a parte l’atteggiamento chiuso e gretto con cui si vuole zittire e cancellare il pensiero altrui, ciò che più colpisce sono gli smodati e infondati attacchi al Centro di Aiuto alla Vita definito “associazione che più rappresenta in modo netto ed esplicito una visione assolutamente e soltanto ideologica, chiusa e anacronistica”. Niente di più menzognero”.

Il presidente del Movimento della Vita ricorda ed enumera la focalità dei Centri di Aiuto alla Vita, rammentando che in una gravidanza, checché ne pensino le neofemministe, i soggetti sono due: donna e bambino: “In Italia esistono 342 Centri per al Vita, in collaborazione con la donna hanno aiutato a nascere in poco più di 40 anni oltre 200.000 bambini, condividendo le difficoltà delle loro mamme, offrendo anche un’amicizia durevole che ha superato la solitudine e ricevendo sempre il ringraziamento delle madri. I Cav hanno fatto quello che dovrebbero fare i consultori pubblici. La stessa legge 194, pur nella sua integrale ingiustizia, manifesta una “preferenza per la nascita”: basta rileggere gli articoli 1, 2 e 5″.

Ilaria Paoletti

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4 Commenti

  1. I consultori hanno funzione diversa…. comunque futuri padri che si rendono irreperibili alla notizia della gravidanza o dicono non sia loro il figlioletto senza voler però fare il test di paternità se ne sono visti parecchi.. infatti ci sono più ragazze madri che ragazzi padri ..ma non torna il conto….

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