Reggio Emilia, 14 agosto 2019 – Il Tribunale del Riesame di Bologna boccia la “scuola Foti”. E’ la definizione utilizzata dal giudice che ha scritto le motivazioni (pubblicate oggi) dell’ordinanza che, il 18 luglio scorso, ha stabilito la revoca degli arresti domiciliari per Claudio Foti, lo piscoterapeuta al centro dell’inchiesta sugli affidi illeciti di Bibbiano. A questo presunto sarebbe meglio parlare di “presunto psicoterapeuta”; Foti era a capo del gruppo di “professionisti” del centro Hansel e Gretel di Moncalieri finito nell’inchiesta Angeli e Demoni. Insieme a Foti sono indagate la moglie Nadia Bolognini e Sarah Testa.

Il Riesame di Bologna ha revocato i domiciliari e concesso l’obbligo di dimora a Pinerolo a Foti, perché pur rappresentando una misura minore “assicura tuttavia la medesima finalità, cioè l’impossibilità di svolgere psicoterapia, e soprattutto mantenere e stringere contatti con personalità pubbliche, quali amministratori di enti territoriali, altri professionisti, assistenti sociali con la cui partecipazione potrebbe realizzare reati analoghi”. Anche perché “l’attività professionale, sia sui casi oggetto del presente procedimento sia su altre persone da lui seguite con psicoterapia, veniva svolta in Emilia e in altre città, senza che risulti lo svolgimento di attività dove abita, cioè a Pinerolo”.

Nessuna riabilitazione per Foti


Insomma nessuna riabilitazione di Foti. Il Tribunale della Libertà non ha disposto una misura minore perché vengono a mancare i gravi indizi di colpevolezza o il pericolo di inquinamento prove o di reiterazione del reato. Anzi, Foti viene accusato di aver utilizzato “una tecnica invasiva e suggestiva posta in essere nella psicoterapia dei minori. Appare di per sé connotato da elementi di forte pressione e forzatura, nonché ingerenza nella vita privata dei minori, in violazione della ‘Carta di Noto’”.

“Foti non è dotato di competenze professionali”

Il Riesame pone inoltre forti dubbi sul curriculum di Foti, visto che lo psicoterapeuta è accusato di aver trattato questioni “delicatissime su eventuali abusi sessuali e maltrattamenti subiti, da parte di una persona che, tra l’altro non risulta in modo certo dotata delle competenze professionali e scientifiche per esercitare l’attività di psicoterapeuta”.

“A fronte di domande incalzanti del pm sui titoli in base a cui esercita l’attività”, prosegue il giudice, “ha addotto di avere ‘un riconoscimento ex articolo 85 per l’esercizio della psicoterapia’, nonché di aver seguito molti corsi specialistici e aver conseguito molti titoli, in ottemperanza delle leggi vigenti. Il caso sembra rientrare nella regolamentazione della legge 56 del 1989, che ha regolarizzato le situazioni incerte fino a quell’epoca”.

Tra le ipotesi di reato contestate a Foti figura l’abuso d’ufficio in concorso con Nadia Bolognini, Sarah Testa, Federica Anghinolfi, Francesco Monopoli, Andrea Carletti, Nadia Campani e Barbara Canei, per aver esercitato la psicoterapia a Bibbiano ricavandone profitto senza però passare dalla necessaria gara pubblica per l’affidamento. Ipotesi di reato per la quale il Riesame ravvisa i pericoli e di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Dunque la revoca dei domiciliari per Foti non rappresenta alcuna riabilitazione per il “presunto psicoterapeuta”.

Davide Di Stefano

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