Londra, 28 ago – il premier britannico Boris Johnson ha chiesto alla Regina Elisabetta di chiudere il Parlamento per poter fare la Brexit (che è quello che i cittadini hanno chiesto con un referendum) impedendo così agli oppositori dell’uscita dalla Ue senza accordi di rallentare o bloccare l’azione di governo. Il leader dei Tory pertanto chiede alla Regina di tenere il suo discorso al Parlamento sulle sfide del nuovo governo il prossimo 14 ottobre, in quella che è tecnicamente una nuova sessione. In questo modo, Johnson praticamente farebbe chiudere la Camera dei Comuni fino a quella data, con una “prorogation” (una proroga, prevista nel Regno Unito) della pausa estiva, a parte la prima settimana di settembre in cui il Parlamento dovrebbe essere operativo.

La mossa anti opposizione

Johnson così potrà impedire agli oppositori al “no deal” (l’uscita dalla Ue, prevista per il 31 ottobre, senza accordo) di far passare una legge in aula che non permetta al governo di fare la Brexit a tutti i costi. La mossa del premier conservatore è davvero eclatante, sebbene contemplata. Dal canto suo, la Regina potrebbe respingere la richiesta del premier. Ma, per convenzione, un atto del genere non è mai stato compiuto dai reali britannici. Pertanto gli oppositori di Johnson (Laburisti in testa) si stanno stracciando le vesti parlando di “decisione profondamente anti democratica” e di “oltraggio costituzionale“.

Johnson precisa: “Tempo serve per proporre nuovo programma di governo”


Il premier ha difeso la sua decisione, affermando che non riguarda la Brexit ma “si tratta solo di proporre un nuovo programma legislativo per il Paese sulla Sanità, la lotta al crimine e gli investimenti in infrastrutture e scienza. I deputati avranno abbastanza tempo prima e dopo il cruciale summit Ue del 17 ottobre per discutere della Ue e di Brexit”.
In una lettera inviata stamatina a tutti i deputati, Johnson spiega che potranno esprimere la loro opinione “sul discorso della Regina e sul programma di governo prima del Consiglio europeo e poi votare il 21 e 22 ottobre una volta noto l’esito del summit”.

La contromossa in caso di sfiducia

Johnson ha pronta anche una contromossa in caso di voto di sfiducia contro il governo che vuole chiudere Westminster fino al 14 ottobre. “Se in Parlamento passerà un voto sfiducia la prossima settimana, ci dimetteremo, ma non suggeriremo un altro governo. Scioglieremo il Parlamento, convocheremo elezioni tra il 1 e il 5 novembre e la legislazione Grieve (con cui il fronte parlamentare vuole impedire una Brexit “No deal“, ndr) avrà zero possibilità” di passare. Lo ha detto un alto funzionario britannico al Financial Times, anticipando agli oppositori del governo le prossime mosse.

Ludovica Colli

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