Londra, 15 nov – Il ministro britannico per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, si è dimesso perché contrario all’accordo sulla Brexit annunciato dalla premier Theresa May.
“Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell’Irlanda del Nord al premier”, ha scritto il 58enne di origine indiana esponente dei Tory in un tweet.

Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi. Possiamo e dobbiamo fare meglio di questo. Il popolo del Regno Unito merita di meglio“, ha aggiunto.


Si dimette anche ministro per la Brexit, Dominic Raab. Lo ha annunciato su Twitter. “Oggi mi sono dimesso da segretario per la Brexit. Non posso in buona coscienza sostenere i termini proposti per il nostro accordo con l’Ue. Ecco la mia lettera al premier che spiega le mie ragioni e il mio costante rispetto per lei”, ha scritto in un tweet allegando la lettera di dimissioni.

E’ questo il primo effetto politico dell’accordo chiuso dalla May ieri sera, dopo quasi sei ore di vertice. Sulla Brexit la premier britannica ha strappato ai suoi ministri un sì importante ma non decisivo sulla bozza tecnica di accordo con l’Europa.

Il malcontento serpeggia, tanto che proprio ieri i ministri euroscettici a un certo punto avrebbero iniziato a organizzare un voto di sfiducia per la May, ma poi avrebbero desistito.
È stato un summit “appassionato e difficile”, ha dichiarato la premier ai cronisti fuori da Downing Street dopo il via libera del governo, “ma sono sicura che questa sia la soluzione migliore per il Regno Unito, è stato fatto un buon passo in avanti e ora bisogna andare avanti. Ci sono giorni difficili davanti a noi, ma l’accordo è nell’interesse nazionale e mantiene la promessa del referendum. Credo fermamente con la testa e il cuore che questa sia una decisione che è nell’interesse di tutto il Regno Unito”.

Quello che non convince del tutto i ministri euroscettici è che la bozza di accordo tra Uk e Europa presentata loro dalla May prevede un’unione doganale per la Gran Bretagna e una sorta di mercato unico per l’Irlanda del Nord senza limiti di tempo, cosa che ha allarmato decisamente i conservatori più euroscettici e il piccolo partito unionista irlandese Dup, decisivo per il governo di minoranza May in Parlamento.

I critici temono di rimanere “vassalli” dell’Europa e soprattutto paventano la spaccatura del Regno Unito.

In ogni caso, è in Parlamento che ci sarà la vera prova per la May. Dopo l’ok del consiglio dei ministri di ieri, ora è probabile un summit europeo straordinario il 25 novembre a Bruxelles per vidimare anche dal punto di vista politico la bozza tecnica incassata dalla May.

Poi, però, ci sarà il giorno della verità, e cioè il voto dell’accordo Uk-Ue alla Camera dei Comuni britannica che dovrebbe tenersi all’inizio di dicembre (forse il 6).

La premier a tutt’oggi è senza maggioranza ma continua imperterrita nel suo azzardo contando in una ondata di “responsabili” in suo favore all’ultimo momento.

Tuttavia, fonti del partito conservatore sostengono che i ministri euroscettici per adesso abbiano avallato la bozza proposta dalla May perché sono certi che la premier cadrà in Parlamento.

In effetti, anche dalla Scozia non spira un vento favorevole: Edimburgo contesta il fatto che visto che l’Irlanda del Nord potrà avere un regime speciale e restare più integrata con l’Europa, perché non anche gli scozzesi, che hanno votato in maggioranza per restare nella Ue?

Nello specifico, la bozza approvata ieri prevede che a partire dal 2021 cesserà la libertà di circolazione. Questo vuol dire che non sarà più possibile andare a vivere e a lavorare nel Regno Unito senza un permesso. Ovviamente i turisti potranno continuare a viaggiare indisturbati (anche se forse servirà il passaporto), mentre chi viene per lavoro o per studio dovrà avere un visto. Il governo britannico non ha ancora definito nei dettagli quale sarà la futura normativa in materia di immigrazione, ma si pensa che ci saranno visti agevolati per i giovani o per chi viene a lavorare in caffè e ristoranti.

Londra si è impegnata a pagare il conto della Brexit, che ammonta a circa 40 miliardi di sterline (quasi 50 miliardi di euro) per assolvere gli obblighi già presi nei confronti del budget europeo e dei futuri progetti.

Se l’accordo dovesse essere bocciato in Parlamento, è molto probabile che la Gran Bretagna esca dall’Unione europea, il 29 marzo dell’anno prossimo, senza nessun accordo.
Molto probabilmente cadrebbe il governo May e si rischierebbero le elezioni anticipate.

Adolfo Spezzaferro

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